I Croxatto

di Gemma Croxatto



NB: Questo ipertesto riproduce il volume pubblicato da Gemma Croxatto nel 2005. A tale anno vanno riferite tutte le informazioni espresse al presente nonché l'età delle persone citate.


I Croxatto e la loro terra d’origine

Culla del nostro casato è Cassana, nella verdissima Val di Vara, la più grande della Liguria, che si estende dal mare fino alla catena appenninica, in un susseguirsi di boschi di castagni, pini, pioppi, ginepri faggi, eriche e corbezzoli, interrotti da terrazzamenti di non grande entità, piuttosto piccole fasce, oggi purtroppo scarsamente coltivate, che un tempo davano lavoro e sostentamento agli abitanti.


E’ dotata di una vasta rete di sentieri, delizia degli escursionisti, ( alcuni di essi, appartenenti territorialmente al nostro paese, sono stati recentemente "riscoperti", resi agibili ed iscritti nelle mappe del CAI della Spezia ad opera di giovani di Cassana ) che la collegano con l’Alta Via dei Monti Liguri e, dalla parte opposta, conducono fino alle Cinque Terre.


Il corso del fiume nell’alta Val di Vara

La Val di Vara riceve il suo nome dal fiume che la percorre per sessanta chilometri, in un paesaggio pittoresco e vario, suggestivo per il fascino del passato che emerge dai reperti archeologici, ed attraente per la vitalità dei suoi antichi e celebri "borghi rotondi", fino ad immettersi nel Magra, che sfocia nel Mar Ligure. Nelle sue acque si praticano discese in canoa.

 

Il "borgo rotondo" di Bugnato

Cassana appartiene al Comune di Borghetto di Vara, paese di origine medievale il cui nome primitivo era " Burgus Sanctae Magdalenae" Per secoli importante stazione della diligenza per il cambio dei cavalli, situato in posizione strategica sulla Via Aurelia, Borghetto era luogo di transito obbligatorio per chi volesse superare il Passo del Bracco.

Vide perciò passare illustri personaggi, come il Papa Pio VII, quando, nel 1809, Napoleone lo deportò a Savona, ( appena fuori dall’abitato c’è ancora una fonte alla quale sembra si sia dissetato il Papa); si ricorda anche il transito di Giuseppe Mazzini, Francesco Gioberti, Riccardo Wagner, Vittorio Emanuele II di Savoia, Guglielmo Marconi.

Al capoluogo appartengono alcuni paesi, tra cui quello delle nostre origini, situato in collina a 350 metri sul livello del mare; esso non si configura come un abitato compatto, ma un insieme di frazioni la cui toponomastica appare strettamente legata al territorio, perché ne chiarisce la funzione storica e la collocazione geografica.



Per raggiungerlo da Borghetto si percorre un piccolo tratto dell’Aurelia in direzione Genova e ci si inoltra, piegando a sinistra in corrispondenza di precise indicazioni stradali, in una stretta valle dove scorre il torrente fiancheggiato dalla strada provinciale che attraverso le colline e superando lo spartiacque costiero, porta fino al mare.

Il primo nucleo abitativo che si incontra deviando verso destra in salita è LA VIA; esso deve il suo nome alla strada romana che attraversava la località seguendo il percorso di una pista preistorica. Era probabilmente una delle numerose strade secondarie che collegavano tra loro gli insediamenti costieri e dell’entroterra, mantenendosi in quota, perché sempre infestate da briganti e rapinatori.


Cassana – La Via. Panorama

Il prof. Ubaldo Formentini, citato da G. Bellani, identifica quell’ antica via con la strada " Luna-Boron-Veleia" dellaTavola Peutingeriana, risalente alla metà del secolo XIII .


La tavola è copia di una carta datata al terzo o quarto secolo dopo Cristo, ora perduta, disegnata da un anonimo geografo romano e deve il suo nome all’antiquario inglese Conrad Peuntinger che ne venne in possesso nel 1507.

Segue Il Prato, sovrastato da La Chiesa, sulla sommità della collina, in bellissima e panoramica posizione dove la vista spazia su un ampio orizzonte, che comprende, oltre le colline circostanti, il Monte Gottero, il più alto della Liguria, e si estende fino alle Alpi Apuane.

Questa frazione negli antichi documenti dell’ archivio parrocchiale viene indicata con il nome di Cassana a significare, presumibilmente, la salubrità della nostra collina che ancora oggi è un contesto naturale incontaminato.

Nell’ attuale denominazione ricorda invece che è sede della chiesa dedicata a San Michele Arcangelo , parrocchia fin dal 1321, come risulta da una bolla papale di Giovanni XXII del sedici gennaio di quell’anno.


Il suo nome originario è stato esteso in epoca successiva all’insieme delle frazioni che costituiscono il paese.


Proseguendo nella direzione ovest, e scendendo di quota, si incontrano le frazioni Corneto, Valle, Groppo, Poggiole, Forte.

Negli ultimi cinquant’anni si sono formati altri gruppi di case sparse su terreni non più riservati all’agricoltura, mentre un antico nucleo abitativo, CASTELLO, è stato completamente abbandonato, cadendo in rovina.

 

 

Cassana – Panorama di Corneto, Valle e Groppo

La strada carrozzabile che, dipartendosi dall’Aurelia conduce al paese, percorre tutto il fondovalle dal quale si possono scorgere le frazioni arroccate sui fianchi della collina, immerse in un verde paesaggio di grande bellezza .

E’ fiancheggiata dal torrente Cassana, chiamato confidenzialmente " Il Canale" dagli abitanti; esso era un tempo fonte di vita per la popolazione: la sua acqua muoveva infatti le ruote dei numerosi mulini e frantoi, ed irrigava i "piani", seminati a granoturco, foraggio e fagioli.

Il canale allora era limpido e pescoso per l’abbondanza di trote ed anguille: le donne vi lavavano i panni, e i bambini potevano fare il bagno nei "bòndeghi", larghe pozze profonde qualche metro, sotto l’ombra degli ontani.

Sul pelo dell’acqua navigavano silenziose le idrometre.

Nell’archivio parrocchiale, a proposito dei nostri antenati, si legge una nota del 1852 che attribuisce loro l’appellativo di "molinai."

Appartenevano infatti ai Croxatto quattro importanti mulini: quello del "MORO", del quale attualmente esistono soltanto i ruderi; il mulino del "PONTE", che macinava soprattutto castagne, con annesso frantoio per la lavorazione delle olive; il mulino "DI SOTTO", dove si macinavano prevalentemente grano e granoturco.

Questo mulino serviva non soltanto per gli abitanti di Cassana, ma anche per gli agricoltori della vallata di Levanto e di altri paesi vicini.

Nelle sere d’estate arrivavano, infatti, carovane di muli carichi di cereali, che ripartivano la mattina seguente, all’alba, con i sacchi pieni di farina.

Era così tanto il lavoro che né gli uomini né la ruota si fermavano neppure di notte.


Cassana, interno del mulino Di Sotto

Nello spazio di questo grande mulino operavano anche due segherie, una per il legname di cui è tuttora ricchissima la nostra valle, e l’altra per il marmo Rosso Cassana le cui cave si trovano poco distanti dal mulino stesso.

Ed infine il mulino del "FORTE", del quale sono scomparsi persino i ruderi.

Il torrente muoveva anche le ruote delle officine del ferro che, in località Brinca, girando senza posa, inducevano il battito del maglio per la produzione di zappe, vanghe, picconi e pale .


Valle di Cassana; ponte romano detto: au pé du cucǘ

Oggi le officine e i mulini non lavorano più, ma il torrente è per gli abitanti del paese un elemento ancora importante, e non solo per motivi ambientali: dalle sue sorgenti, infatti, arriva l’acqua potabile a tutte le case e una parte di questa ricchezza, raccolta in vasche e convogliata in grosse tubazioni, dalla primavera al termine dell’estate irriga orti e giardini.

Il canale è attraversato da due antichissimi ponti, di epoca romana: il ponte nominato "au pé du cucù" e il "Ponte dell’Oro", veri ed importanti cimeli della nostra valle, che, sopravvivendo al trascorrere dei secoli e resistendo all’incuria, ancora oggi specchiano le arcate sottili ed eleganti sull’acqua, che sotto di essi scorre particolarmente limpida e tranquilla.

Cassana,il più noto Ponte " dell’Oro"

La valle di Cassana è suggestiva e nota in particolare per le sue cavità naturali ricordate dagli studiosi: la prima, denominata CAVERNA OSSIFERA, entra nelle profondità del monte nei pressi del bivio che dal fondovalle porta a Faggiona.

E’ la prima grande cavità naturale scoperta in Italia che presentasse interesse scientifico per lo studio dei fossili. Nel 1825 il paleontologo Paolo Savi dell’università di Pisa, accompagnato da due naturalisti conoscitori della zona, visitò la caverna e la descrisse minuziosamente, giungendo alla conclusione che le ossa rinvenute nella grotta di Cassana appartennero all’Ursus Spelaeus, specie scomparsa, di cui si possono trovare i resti soltanto nelle caverne.

L’idea di Paolo Savi era che " …questa caverna servisse di ricovero a qualche famiglia di orsi, in un tempo in cui le montagne d’Italia, coperte di boscaglie fittissime, erano da pochi uomini abitate".

In seguito Lorenzo Pareto e Giovanni Capellini raccolsero altro materiale fossile oggi conservato nei musei di Genova, Pisa, Bologna.

La grotta è importante anche dal punto di vista biospeleologico ; infatti lo zoologo Giacomo Doria vi trovò, per la prima volta in Italia, alcune specie di coleotteri ciechi, del genere Anophtalmus, che chiamò Doriae, note nel campo scientifico.

Poco più in basso rispetto alla Caverna ossifera c’è un’altra apertura , non ampia a sufficienza da permettere l’ingresso all’interno del monte; è anch’essa molto conosciuta, perché d’inverno ne scaturisce acqua limpida e d’estate vento freschissimo. E’ la RESCIADORA (sfiatatoio) che ha dato il proprio nome alla località.

Incrocio di vie presso la Resciadora

La valle di Cassana possiede giacimenti di marmo rosso con venatura bianca (il "Rosso Cassana"), citato in pubblicazioni sui materiali estrattivi dei monti liguri, ma non abbastanza conosciuto sul mercato nazionale ed estero.

La frazione di maggiore ampiezza è CORNETO, dotata di una chiesa pubblica, nostra Signora Assunta della Foce, nella quale settimanalmente viene celebrata la S. Messa .

Statua lignea della Madonna Assunta

Un’antica tradizione vuole che la bellissima statua lignea della Madonna Assunta sia stata ricavata dalla polena di una nave genovese vittoriosa in una famosa battaglia, e donata ai Cassanesi dai signori Lomellini di Genova. Non conosciamo il motivo di questa espressione di benevolenza, ma sappiamo per certo che anche in un’altra circostanza questa potente famiglia intervenne in aiuto della popolazione del nostro paese.

Veduta de La Valle, frazione di origine del pittore Francesco Cassana

Oltre alle caratteristiche naturali, Cassana vanta un figlio illustre. Infatti nell’abitato della VALLE nacque nel 1611 Giovanni Francesco Cassana, pittore della scuola genovese, che portò per tutta la vita il nome della sua terra, con il quale è noto. Allievo prediletto di Bernardo Strozzi, lo seguì a Venezia dove lavorò per decenni ; fu poi a Padova, a Mirandola, presso il duca Pico, e lì morì nel 1690.

Le sue opere e quelle dei suoi quattro figli, anch’essi pittori di fama, si possono ammirare in chiese e musei di

Padova, Venezia, Firenze, Mirandola , Lucca, Londra e Pietroburgo.

Dipinto di Francesco Cassana, chiesa di S. Michele

Nella chiesa parrocchiale di San Michele si conserva l’unico suo quadro rimasto in dotazione al paese natale: rappresenta la Madonna col Bambino, S. Luigi, Santa Caterina Fieschi e un altro santo.

 

Il nostro paese si onora non solo di questo figlio celebre, ma anche di tante persone oneste e laboriose che, lungo i secoli, hanno contribuito fattivamente alla vita della comunità , come i nostri antenati.

Essi non sono famosi come il pittore Francesco Giovanni Cassana, tuttavia mi è stato possibile tracciare un profilo della personalità di alcuni di loro risalendo di cinque generazioni, a partire dalla mia, poiché ancora oggi vengono ricordati come uomini e donne di notevole spessore .

Da tempo desideravo ampliare le mie poche conoscenze al riguardo, sia attingendo, attraverso i familiari e le persone più anziane di Cassana, alla fonte della memoria collettiva e dei ricordi personali, - talvolta molto vivi, ricchi di particolari, spesso sapidi e coloriti - sia tramite la consultazione degli archivi storici disponibili.

Quando ho cominciato a fare domande, ad interrogare i "vecchi" del paese su alcuni personaggi della famiglia e ad esprimere l’intenzione di conservarne il ricordo in pagine scritte, ho avuto l’impressione che questa ricerca fosse considerata un vezzo quanto meno singolare.

Ho ricevuto però anche incoraggiamenti e ho scoperto in seguito che nella parentela qualcuno prima di me aveva iniziato a raccogliere nomi e date dai registri parrocchiali, per un lavoro che non ha avuto seguito .

Tentando poi, in una riflessione condivisa, di chiarire il motivo di questo desiderio ricorrente, ho capito che nasce dal bisogno di cercare le proprie radici, conoscere la propria storia, inseguire il filo di una paternità che conta almeno cinque secoli, nel susseguirsi di tante generazioni.

La presenza plurisecolare della famiglia Croxatto a Cassana è infatti testimoniata anche da una nota del Vescovo Filippo Sauli, relativa alla sua visita pastorale alla parrocchia di Cassana del 25 agosto 1518, dove si legge che "Tonino di Bernardo Croxatto prese moglie senza benedizione"(nuziale).

Chi risiede abitualmente a Cassana è probabilmente meno incuriosito e stimolato a questa ricerca, perché tutto, nel paese, è occasione di ricordo : nomi e profili di personaggi del passato sono presenti nelle conversazioni quotidiane, vivono nei racconti che formano il tessuto delle relazioni legate ancora oggi alla terra e al lavoro, che scandiscono i tempi della famiglia e della comunità; sono oggetto di battute spiritose e persino motivo di aggregazione, nelle ore di riposo estivo trascorse sulle panchine dei carrugi o sui gradini delle porte.

Quelli che invece vivono lontano, vorrebbero saperne di più.

Non è casuale perciò che siano soprattutto i Croxatto residenti all’estero, in altri paesi d’Europa, negli Stati Uniti, in Argentina, in Cile, ad avvertire l’esigenza che venga espresso anche figurativamente, con uno schema o albero genealogico e, comunque, in un documento accessibile e di facile lettura, quanto si può conoscere del passato della famiglia e dei suoi membri più significativi.

Sono i nipoti e i pronipoti dei nostri parenti che, con spirito pionieristico, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, partirono per l’America, non a causa della povertà, dato che possedevano terre, case e mulini,ma spinti da quel bisogno di intraprendere nuove vie e sperimentare nuove situazioni , che è il motore del progresso .

Non tutti ebbero sorte felice, ma la maggior parte di loro, grazie ad intelligenza, fantasia, duttilità e laboriosità, riuscì ad aprirsi spazi di benessere e prestigio.

Questi giovani, che conoscono l’Italia, la sua bellezza e la sua arte attraverso gli studi e i viaggi in Europa, pellegrinaggi dello spirito imprescindibili per ogni americano che ne abbia la possibilità, non sentono la nostalgia dell’emigrante come i loro padri, ma desiderano superare il "vuoto di memoria" che inizia subito al di là della generazione a cui appartengono i loro nonni.

Per questo motivo alcuni di essi hanno voluto visitare Cassana, entrare nelle case abitate dai loro progenitori, nella chiesa dove gli antenati ricevettero il battesimo e che li accolse per l’ultima benedizione, nei mulini, ora abbandonati ma un tempo fonte di lavoro e benessere per gli avi, affascinati dalla lunga memoria del passato che quei luoghi conservano, convinti che ciò che è stato e accaduto su quelle colline e nel limite di quell’orizzonte, è anche la loro storia, e che, conoscendola, si sentiranno più forti e sicuri.

Hanno portato con sé, al ritorno in patria, come testimonianza e ricordo – quasi un diritto di eredità– chiodi e pietre, sottratti ai vecchi muri, e immagini fotografiche del paese, del cimitero, della chiesa, sentendo in fondo al cuore di essere parte di quel piccolo mondo costruito dai loro padri, che ha visto l’origine e l’affermarsi della nostra famiglia e del nostro nome.

Ma anche per noi che abitualmente, o almeno in alcuni periodi dell’anno, torniamo a Cassana, è dolce guardare i profili dei monti, sedersi sulle pietre secolari, appoggiarsi ad un vecchio tronco e pensare che tutto questo ci riguarda.

In questa nostra epoca che ci permette di viaggiare attraverso l’infinito ciberspazio, andare a ritroso nel tempo per evocare figure di antenati disseminate nel passato, non significa indulgere al gusto di compiaciute visioni retrospettive, né sottrarsi al progresso o agli stimoli dei nuovi modelli di vita, ma piuttosto cercare nelle esperienze di chi ci ha preceduto e in qualche modo "segnato" - esperienze spesso edificanti, talvolta complesse e di non facile interpretazione - una chiave di lettura della nostra personalità, del carattere, di tendenze, capacità e disposizioni; e, soprattutto, una lezione di vita.

Né qlauesta piccola e modesta ricerca sui Croxatto si prefigge lo scopo di esaltare o perpetuare un nome che è comunque antichissimo: sarebbe un ben fragile motivo consolarsi con speranza che il proprio nome non cada nell’oblio dopo la morte o compiacersi per il ricordo che possono conservarne le generazioni che verranno.

Queste pagine sono piuttosto un tentativo di costruzione – molto semplice perché non sorretta da mezzi adeguati – della linea genealogica della famiglia Croxatto, limitatamente al nostro ramo diretto, a partire dal 1605, la più antica data leggibile negli archivi parrocchiali di Cassana, quando fu registrato il battesimo di Giovanni Maria. Va ricordato, per inciso, che soltanto dopo il Concilio di Trento (1545-63) i parroci iniziarono a registrare le date delle nascite e dei battesimi, dei matrimoni e dei decessi; ed è questo il motivo per cui non ci sono giunti i nomi e le altre informazioni relative a chi è vissuto antecedentemente.

Non sarà possibile, dati i limiti di questo lavoro, illustrare tutti gli altri "rami" in cui il ceppo iniziale si è diversificato ed allargato, ampliandosi da albero in foresta, verranno quindi ricordati i Croxatto di più stretta parentela, che vivono ancora nella memoria attraverso la testimonianza di racconti e documenti ( lettere, fotografie )..

Con il tempo, questo lavoro potrà essere completato con gli schemi-discendenze di tutti gli altri "rami" Croxatto.

Quello più vicino a noi ha origine anch’esso dal "Padre Grande"; ma, mentre il nostro deriva dal primo suo figlio, Nicolo’; il collaterale discende dal secondogenito, Giuseppe

Molti di questi nostri cugini hanno anch’essi varcato i confini di Cassana per più ampi spazi di vita e di lavoro in Italia e nel mondo, e si sono distinti per importanti attività ed impegni culturali.

Sono qui citati altri nomi – tutti originari di Cassana ed ancora esistenti nelle famiglie del paese, (ad eccezione dei Ferrarini , estinti per mancanza di discendenza maschile), perché appartenenti alle donne entrate a far parte del nostro casato.

Si tratta soprattutto delle famiglie Superno, Spontoni, e, più recentemente, Vincenzi, Raggio,Chiesa; i cognomi dei nostri nipoti, leggibili negli schemi delle singole famiglie, derivano dai coniugi delle donne Croxatto.

Quanto alle mogli dei Croxatto trasferitisi in Cile, sono ricordate Angela Rezzio, sposa di Davide, Vittorina Bollentini, moglie di Vittorio, Lidia Silva, moglie di Bartolomeo, Lorenza Solari, sposata con Francesco ci sono poi le spose dei loro figli : Viola Avoni, moglie di Hector, Amalia Barròn, moglie di Arnaldo, Ernestina Ovando moglie di Raul, Liliana Gabri, moglie di Luis, Blanca Ortizar, sposa di Carlos (manca il nome delle nuore di Francesco).

Le donne entrate più recentemente nelle diverse famiglie sono nominate negli schemi relativi, come pure i coniugi delle ragazze

Le vicende dei personaggi che vogliamo ricordare s’intrecciano con quelle dei luoghi in cui si svolgono: boschi, fasce di terre scoscese, raggruppamenti di case di pietra : un paesaggio talmente limitato nello spazio che i suoi abitanti ne sono stati condizionati in modo assoluto, almeno fino all’inizio del secolo ventesimo.

Un luogo umile, dove tuttavia è passata la Storia, (quella scritta sui libri, per intenderci ), abitato da gente semplice, ma che è stata protagonista quotidianamente di sviluppo e progresso, in tempi in cui tutto si svolgeva secondo ritmi lentissimi, e i cambiamenti erano quasi inavvertibili perché non c’erano i media ad amplificare ogni cosa; gente che ha saputo costruire case di nobile architettura, chiese e cappelle votive, dissodare terreni trasformandoli in campi coltivati con precisione geometrica, terrazzare le colline con muri a secco che resistono ancora .

Gente di cui resta quasi soltanto il nome nei registri della chiesa, stilati in un latino ecclesiastico d’incerta sintassi, con grafia ora frettolosa e minutissima, ora, al contrario, ampliata ampollosamente in ghirigori e svolazzi che non ne facilitano la comprensione, e affidata all’uso delle abbreviazioni con tale frequenza che solo l’aiuto dei lontani studi di paleografia mi ha permesso di decifrare .

L’inchiostro usato dai parroci o "rettori" che nel corso dei secoli si sono susseguiti nella stesura di quei laconici documenti, ( peraltro di grandissima importanza per noi ) probabilmente fatto con le piccole bacche nere che a Cassana si trovano ovunque nella tarda estate, ( e che, da bambini, usavamo proprio a questo scopo giocando " alla scuola e alle maestre") è sbiadito con il tempo. I tarli e l’umidità hanno reso quasi illeggibili molte pagine che, con grande evidenza, richiamano alla mente il "graffiato e dilavato autografo" di manzoniana memoria, di cui sono in parte coeve.

Pochissime note accompagnano i nomi, e tutto sembra congiurare ad avvolgere di silenzio l’esistenza delle persone , ricordate nei documenti parrocchiali soltanto in occasione del battesimo, del matrimonio, del funerale.

Sappiamo però che non è necessaria la testimonianza dei cronisti per garantire la tenacia, l’operosità, l’intelligenza e il forte carattere dei nostri antenati, uomini e donne, una grande comunità che è passata sulla sua terra lasciandovi ampie tracce di civiltà.

Esse sono chiaramente visibili sulle nostre care colline, dove ogni muro a secco, ogni sentiero, ogni casa di pietra ci parla di antiche vicende, sollecitando l’immaginazione alla quale, fortunatamente, è possibile dare un appoggio, sulla base di fatti ben conosciuti.


Cassana: antica incisione non ancora interpretata.

Intanto è chiara l’origine del nostro nome: in epoca medioevale un abitante di Cassana, che, come tantissimi liguri, aveva risposto all’appello dei papi o era stato coinvolto nell’intervento della repubblica di Genova per la liberazione della Terrasanta e del Santo Sepolcro, al suo ritorno fu soprannominato "u Cruxatu", il Crociato. O, forse, come affermano certe carte araldiche, il "crociato" non era originario di Cassana, ma vi si stabilì al ritorno dalla Palestina, ed era di origine normanna.

Le stesse carte lo presentano come eroico e glorioso capitano e non ci dispiace vederlo in questa luce.

Come accadeva in quei tempi lontani, il soprannome rimase come importante elemento di identificazione, diventò l’appellativo della sua famiglia e dei suoi discendenti e in seguito si trasformò nel loro cognome.

Un’antica incisione in pietra sulla casa Croxatto de La Via (Cassana)

Per circa duecento anni, dall’inizio del XI secolo, si erano susseguite le spedizioni da parte degli uomini "cruce signati" per la conquista, il mantenimento e il recupero della città di Gerusalemme e del Santo Sepolcro.

Si riteneva allora comunemente che l’esercizio delle armi in difesa della fede e in aiuto dei fratelli cristiani, dovunque fossero perseguitati, fosse non solo giusto, ma santo e meritorio.

Infatti i predicatori delle crociate - Pier l’Eremita e san Bernardo di Chiaravalle,- avevano creato una propaganda a carattere profetico, con la connotazione di un mito sociale e religioso: i "pauperes" aspiravano alla conquista di Gerusalemme che identificavano con la città celeste dell’ Apocalisse.

Proprio come i pellegrini, i partecipanti alle crociate ricevevano al momento della partenza una benedizione particolare che accompagnava la consegna di bordone e scarsella e portavano la croce cucita o ricamata sulle vesti, bene in vista.

Diversamente dai pellegrini, era loro consentito portare le armi ed avevano la prospettiva di legittimo bottino nelle ricche terre saracene. In seguito, vennero sostituiti da ordini religioso-militari, a guardia dei luoghi santi e a protezione dei pellegrini, come l’ordine dei templari, quello degli ospedalieri di san Giovanni ed altri.

Nelle insegne si faceva largo uso della simbologia religiosa, e protettori dei crociati erano i santi guerrieri, come san Giorgio e l’arcangelo Michele.

Dovettero combattere in Spagna contro i mori per liberare le vie del pellegrinaggio verso Santiago, e in oriente, per far sì che i cristiani potessero accedere alla venerazione dei luoghi dove si era svolta la vita del Redentore e fossero difesi dalle vessazioni che subivano a Gerusalemme.

Il nerbo degli eserciti era costituito dal ceto feudale, cavalieri cadetti e avventurieri, che l’indivisibità dei feudi lasciava in miseria. Molti partirono dalla Francia e dalle Fiandre sotto vari principi e re condottieri , dall’Inghilterra e dall’Italia.

Il 15 luglio 1099 la città di Gerusalemme venne conquistata, grazie anche all’aiuto della marineria genovese; anche da Venezia e da Pisa erano partite flotte per l’impresa.

Purtroppo in varie occasioni, e specialmente durante la quarta crociata, sulla motivazione religiosa prevalse in alcuni gruppi il malcostume dei saccheggi, l’avidità di bottino e la ferocia delle vendette

Le ricchezze sottratte all’oriente furono quasi totalmente divise tra i capi delle spedizioni e la repubblica di Venezia, che ne ricavò grande influenza politica e commerciale.

I semplici "crociati" tornarono in patria arricchiti soltanto dalla conoscenza di nuovi paesi, diverse civiltà, esperienze di vita più complesse rispetto a quelle consuete, l’orgoglio di aver partecipato ad una impresa in qualche modo gloriosa.

Questa è l’ipotesi che più si avvicina alla realtà delle vicende di quel nostro antenato, che, anche solo per il fatto di essere partito per mete lontane e sconosciute, dimostrò intraprendenza, coraggio e, sicuramente, un certo spirito di avventura.

Probabilmente coltivò per sempre e tramandò alle generazioni successive i ricordi e le immagini di mondi lontani, attraenti e fantastici..

La sera, accanto al camino, nelle lunghe veglie invernali, avrà raccontato dell’avventurosa traversata, di battaglie, paesaggi e larghi orizzonti, strani costumi, mercati ricchi di spezie, di colori e profumi orientali, accendendo la fantasia degli ascoltatori, e suscitando in loro il desiderio di conoscere mondi nuovi e più grandi.

Ci sembra perciò del tutto naturale che i suoi discendenti, sebbene in situazioni diverse, siano in gran parte, ancora oggi, persone attratte e affascinate dal sogno del viaggio e della scoperta, capaci di rischiare, pur di "seguir virtute e conoscenza".

E’ stata una scoperta emozionante per me leggere nei testi più antichi della parrocchia i nomi dei nostri antenati: Joannes Baptista Cruciatus, Dominicus Cruciatus, Philippus, Simon, Michael Cruciatus, … che con grandissima evidenza rimandano il concetto e l’immagine dell’uomo connotato dalla croce.

Quando poi i parroci iniziarono a registrare in lingua italiana i nomi "baptizatorum" o " mortuorum", il cognome fu tradotto in Croxatto, perché la consonante x è la corretta traduzione grafica della pronuncia dialettale del nome stesso.

Dello stemma dei Croxatto esistono tre diverse figurazioni: una con lo scudo e la croce , un’altra con lo scudo e la corona, corredata dal motto, e questa, più complessa, con il crociato e il guerriero, sovrastati dai due draghi, simboli comuni nell’araldica. I draghi, nelle epopee medievali, erano affrontati da prodi cavalieri, a difesa dei deboli e degli oppressi. Ma si attribuiva loro anche la caratteristica di custodi o protettori.

In questa immagine le tre versioni sono state unificate.

Antichissimo, tratto da Lucrezio, (De Rerum Natura libro II, v. 79 ), è il motto Vitae lampada tradunt, che si può tradurre così : "trasmettono la fiaccola della vita".

Esso incoraggia ogni membro della famiglia a trasmettere luce, a coltivare e tramandare ogni bene, ogni ricchezza spirituale, intellettuale, morale, al servizio e per la crescita della vita, in tutte le sue manifestazioni

;Non sappiamo quale dei nostri antenati lo abbia scelto, scorporando le tre parole dal verso che ricorda il succedersi delle umane generazioni che vivono scambiandosi la vita, e suona cosi’ : " quasi cursores vitai lampada tradunt ": alla guisa di atleti si passano l’un l’altro la fiaccola della vita .

L’immagine, nella sua espressività pregnante e quasi lapidaria, indica quanto di più bello e seducente si possa scegliere come ideale .

E, per quanto ci è dato conoscere, possiamo serenamente affermare che i Croxatto, donne e uomini, hanno onorato il compito del " testimone" che passa la consegna, affinché la fiaccola continui ad accendere la vita.

Lo hanno fatto in molti modi, nelle situazioni più diverse : hanno allevato ed educato i figli ; hanno amato e coltivato la terra; da bravi imprenditori-artigiani, hanno costruito e fatto funzionare i più importanti mulini e frantoi della vallata; hanno partecipato attivamente al governo del comune come sindaci, assessori, amministratori ; come sacerdoti e medici hanno curato i mali dello spirito e i dolori del corpo ; come docenti si sono dedicati con passione a suscitare e sviluppare negli alunni il gusto di una cultura che superi gli schemi accademici e informi la vita .

Oggi ancora, come nel passato, si dedicano alla ricerca scientifica, affascinati dalle realtà intuite, e ostinati nell’inseguirne le tracce . Amano l’arte, hanno conservato il dono dello "stupore" che impreziosisce e rende unica ogni avventura dello spirito : il silenzio contemplativo di fronte alla purezza dell’alba, la cattura di una parte infinitesima di vita nella lente del microscopio o dell’attimo fuggente fermato con uno scatto fotografico ; un colpo di scalpello che incide la pietra e, all’improvviso, ne rivela l’anima nascosta; ma anche la perfezione di un accordo musicale , di un passo di danza, la prova di sé in situazioni e luoghi sconosciuti, i viaggi nelle profondità dello spirito , l’esperienza di Dio.

Come nel passato, anche oggi donne ed uomini della famiglia si distinguono per serietà ed impegno nei compiti che svolgono in diversi campi, in Italia ed all’estero, continuando la tradizione familiare con generosità e fantasia.

Scherzando, ma forse non troppo, uno dei nostri vecchi soleva dire che il nome Croxatto è stato dato fin dall’inizio ad uomini e donne validi a portare la croce.

A me piace questa fantasiosa interpretazione, che vorrei riferire in modo particolare alle donne, davvero capaci di sacrificio, generose, forti, tenaci, tessitrici silenziose e modeste di tutto ciò che è bene; donne che non sanno riposarsi perché prima del proprio benessere viene quello degli altri, che sono semplici ed essenziali anche nell’abbigliamento perché amano le cose belle ma non la ricercatezza del lusso, che privilegiano i valori dello spirito e della cultura piuttosto che le comodità della vita. La croce la sanno davvero portare, ma con tanta grazia ed ironia che nessuno, accanto a loro, ne suppone il peso.

A proposito della capacità di privarsi di ogni cosa che non sia essenziale alla sopravvivenza per superare momenti e situazioni difficili, voglio ricordare l’esempio di Emma Croxatto che, rimasta vedova con cinque figli, riuscì ad assicurare loro il completamento degli studi perché, come raccontava alla mia mamma Virginia che ci riferì l’episodio, lei " poteva e sapeva vivere anche su di una roccia".

Questa frase ricorre talvolta nelle conversazioni con le mie due sorelle Laura ed Anna ( ci piace pensare che anche noi ne saremmo capaci ); in realtà, pur appartenendo ad una generazione successiva, non ci sentiamo diverse. E’ però ormai diventata proverbiale la "svagatezza" che sembra si sia insinuata, da qualche tempo, nel temperamento delle donne della famiglia (non ne sono esenti le più giovani); così, quando ci capita di raccontarci le rispettive "divagazioni" accettate quasi sempre con sufficiente tranquillità, e persino con umorismo, ne ridiamo insieme e concludiamo che le donne Croxatto di oggi si distinguono anche per fantasia ed estrosità e non saranno mai noiose.

E’ bello e doveroso ricordare con quanto amore le nostre nonne e madri ci abbiano trasmesso il patrimonio più prezioso, da loro custodito nel cuore e diventato base e segreto della loro forza, conforto nei momenti dolorosi, aiuto nelle difficoltà: la fede nel Signore Gesù, la fiducia e l’amore per la Madonna.

Sapevano che l’eredità più importante da regalare ai propri figli era la possibilità di tenersi sempre in contatto con Dio, e con la sapienza che è nascosta ai "grandi" e rivelata ai "piccoli", hanno voluto che essi non ne fossero privi.

Tutti abbiamo avuto in dono da loro una semplice ma solida formazione religiosa, l’annuncio evangelico da trasmettere a nostra volta, perché le nuove generazioni abbiano la gioia di vivere nella speranza , credere che in qualunque momento della vita, anche il più doloroso per sconfitte e delusioni, per solitudine o malattia, l’amore del Padre ci avvolge e ci salva.

Questa profonda religiosità, solido fattore unificante della comunità e prima ancora della famiglia, era nutrita dalla preghiera, ma anche dal silenzio, il grande silenzio della campagna e dei boschi.

La grande quiete dell’ambiente influenzava e quasi plasmava la personalità dei nostri vecchi, donne e uomini semplici e forti, e li metteva in contatto con la realtà autentica del proprio mondo interiore; dalla riflessione scaturivano parole autorevoli, comunicative, ricche di saggezza, nasceva l’ apertura all’ascolto e all’accoglienza.

Nel silenzio della terra, dell’aria immobile, delle pietre, ascoltavano la vita e il suo linguaggio fatto non di suoni, né di parole; e riuscivano a percepire la voce di Dio.

E’ bello che in molti di noi, loro discendenti, sia rimasto il desiderio di un’esistenza semplice, lontana dal frastuono dei mass media, dall’invasione delle musiche di sottofondo, dall’ossessionante trillo dei cellulari, dal rumore della modernità.

Sentiamo la nostalgia del silenzio e andiamo a cercarlo nella natura, dove è ancora possibile godere una tranquilla solitudine: la montagna, i campi, i boschi.

A noi che viviamo in Italia, Cassana regala ancora spazi per momenti di quiete contemplativa, dove si può percepire la nostra finitezza, ma anche sentire il respiro dell’eternità .

L’impronta più evidente nel carattere dei Croxatto è tuttavia la fierezza, come si conviene ai discendenti di quelle rudi e forti popolazioni che i Romani riuscirono a piegare soltanto nel 565, quando il console M. Emilio, con un forte esercito, si spinse , come narrano gli storici, fin sulle colline e sui monti della zona, occupò il territorio di Soviore, il monte Bardellone, Mortaretto nel territorio di Levanto, e solo grazie alla superiorità delle armi sconfisse quella stirpe di uomini abituati alla vita dura, alla povertà e all’asprezza di un territorio avaro e scosceso.

La mancanza di vie di comunicazione, e la forza, il carattere indipendente del popolo ligure, infatti, fecero sì che le colline del nostro Appennino fossero le ultime parti della penisola ad essere assoggettate dall’occupazione romana.

Che portò in cambio il vantaggio di diritti civili e l’apertura di strade importanti.

La popolazione del luogo viveva allora ( o vi si rifugiava in momenti di pericolo) in abitazioni di pietre sovrapposte a secco, costruite sulla sommità dei monti in posizione di avvistamento e di facile difesa, che sono oggi designate con il nome di "castellari"; ce n’è uno a Cassana sul monte omonimo, i cui resti fanno pensare ad una struttura difensiva, e mostravano, fino ad alcuni anni fa, una suddivisione in camere chiuse da muri per tre lati.

Andando per funghi, molti di noi hanno avuto l’opportunità di osservarlo.

Fu scoperto durante la costruzione della strada che, attraverso il monte Bardellone, porta al santuario di Soviore ;

nei pressi del castellaro, in tempi molto lontani, gli abitanti di Cassana collocarono una croce , forse per sciogliere un voto,

e da allora ogni anno vi si recarono in processione il quattordici settembre, festa dell’esaltazione della Santa Croce;

l’usanza è ancora viva, purtroppo i partecipanti al rito sono ormai ridotti di numero.

Immagine invernale dei resti di un muro difensivo del castellaro di Cassana

( foto di Paola Bellano)

Consultando i registri parrocchiali, ho trovato una notizia interessante su questo argomento, fornita dal sacerdote Angelo Croxatto che in data 3 maggio 1769 scriveva:

"Essendosi collocata nuova croce sul monte Castelao, si sono in quella collocate in un vaso di stagno le Reliquie dei SS. Martiri Fortunato e Generoso, nella giontura della Croce".

L’annuncio cristiano era arrivato in Val di Vara con ogni probabilità anteriormente al IV o V secolo; a quell’epoca risale infatti la chiesa ad aula unica (di cui restano i muri perimetrali, la pavimentazione in cotto, un fonte battesimale e due banchine con struttura ad archetti) emersa dagli scavi effettuati intorno agli anni cinquanta, nel sottosuolo della "cattedrale" di Brugnato; questo complesso archeologico è visibile attraverso cristalli posti sul pavimento soprastante.

Essa apparteneva ad una abbazia benedettina che ebbe riconoscimenti dai re longobardi e posteriormente dall’imperatore Carlo Magno e dai suoi successori.

Sul sito dell’abbazia benedettina fu poi costruito il palazzo vescovile, residenza dei vescovi dal 1133, quando la città fu elevata a diocesi suffraganea dell’arcidiocesi di Genova.

Nel 1820, un decreto pontificio unì la diocesi di Brugnato a quella di Luni-Sarzana .

I monaci bonificarono boschi e terre, fondarono scuole popolari ed impiantarono officine; si prodigarono a favore delle popolazioni, soprattutto in periodi di pestilenze e carestie.

L’abbazia di Brugnato, che risulta essere più antica di altre molto conosciute, come Monte Vergine, ( secolo XII), Montecassino (1323), San Paolo fuori le mura in Roma (1425), aveva costituito nei territori circostanti un vasto patrimonio fondiario di cui faceva parte anche Cassana, insieme con Bozzolo, Cornice, L'ago, Casale, Rocchetta Vara e Suvero.

Cattedrale di Brugnato,XI-XII secolo. San Colombano

 

Questi paesi , disposti in cerchio intorno al complesso abbaziale, erano dotati di una torre, o castello, con funzione difensiva, presidiato da uomini addetti ai servizi,che formavano, con i coloni, comunità rurali sotto la giurisdizione dell’abate.

Cassana, interno del campanile

A Cassana l’esistenza dell’antichissimo castello abbaziale - trasformato in seguito nella chiesa di San Michele di cui si ha notizia a partire dalla fine del tredicesimo secolo - è testimoniata dalla configurazione muraria del campanile, con i merli visibili soprattutto prima dell’ultimo restauro, documentati da immagini fotografiche, e dalle profonde feritoie nei muri.

Gli abati eressero altre chiese e cappelle nei territori da loro governati; quella di Cassana, accanto alla porta laterale, mostra lo stemma dell’abbazia identico a quello del palazzo vescovile di Brugnato, un tempo sede del cenobio benedettino.

Stemma abbaziale murato all’esterno della chiesa di Cassana

Quando, nel 1133, l’abbazia fu elevata a sede vescovile, per decreto di Papa Innocenzo II tutte le chiese, i villaggi ed i castelli che erano sotto la sua giurisdizione dovettero sottostare al diritto parrocchiale, pagando al vescovo un tributo annuo.

Quello dovuto dalla parrocchia di Cassana, era, nel 1451, di dieci lire.

La somma, rilevante all’epoca, testimonia l’importanza della parrocchia.

Il castello di Cassana aveva anche grande valenza strategica, infatti nel suo ambito passava l’attivissima strada che da Brugnato, sede vescovile, portava a Levanto, convogliando diversi itinerari appenninici. Il suo tracciato è stato modificato in parte e oggi viene usato con poca frequenza, ma fino a cinquant’anni or sono era per il nostro paese un grande mezzo per scambi e commerci ; purtroppo fu anche il motivo per cui Cassana divenne teatro di guerre, subì scorrerie e depredazioni di eserciti, e i suoi uomini furono spesso costretti ad abbandonare gli strumenti di lavoro per imbracciare le armi, coinvolti nelle lotte tra i vescovi di Brugnato, i marchesi Malaspina, i vescovi di Luni, i conti Fieschi e la repubblica di Genova.

Seguendo nella buona e nella cattiva sorte le vicende di Brugnato, al cui distretto apparteneva, Cassana passò definitivamente sotto il dominio di Genova nel 1535 .

In quel periodo il paese era densamente abitato, come risulta dalla descrizione del genovese Agostino Giustiniani pubblicata postuma nel 1537 : << …Cassana ( il termine designava allora la frazione che oggi chiamiamo "La Chiesa" ) con foghi ( focolari, o famiglie) settanta, la Via con foghi cinquanta, il Prato con quaranta, la Valle con sessanta, il Castel Maggiore (la frazione oggi disabitata e in abbandono) con quaranta…>>.

Sulla base di questi dati attendibili, è stato calcolato che, essendo un "fuoco" composto in media da almeno cinque persone, gli abitanti di Cassana erano circa milletrecento.

Vi erano notai, sacerdoti appartenenti alle famiglie benestanti, probabilmente un farmacista, poiché esistono tuttora in alcune case testimonianze in proposito ( piccole cappelle per celebrazioni private, oggetti per la preparazione di medicinali).

Resti dell’intonaco affrescato di una piccola cappella privata

(Cassana, frazione La Valle, casa Croxatto)

Poi la popolazione diminuì per le carestie, conseguenza di guerre e devastazioni, e per le malattie ; negli anni 1523-1528 infatti "era sopravvenuta una lunga pestilenza a tutto sconcertare e spandere dovunque lo spavento e il lutto".

Il Tomaini, in un articolo apparso sulla Gazzetta del Vara nel 1992, cita alcuni appunti, conservati nell’archivio della curia vescovile di Brugnato, di un osservatore dell’epoca, che presentano un quadro molto realistico del terribile disagio sofferto dagli abitanti della zona. Mi sembra opportuno riportarne qualche passo, utile per comprendere la situazione in cui vennero a trovarsi anche i nostri antenati, la cui presenza in paese, testimoniata da un documento vescovile del 1518, è, con quasi assoluta certezza , molto anteriore a quella data.

Ecco quanto scrive l’oscuro cronista:

Nel 1523 vi furono grande fame e peste e incursioni di lupi, che assalivano e divoravano molte persone… ed, avvezzi a pascersi di cadaveri rimasti insepolti, presero ad assalire con incredibile audacia i pastori, gli agricoltori e i viaggiatori di ogni età, sesso e condizione.

Nessuno usciva senz’armi; di notte si accendevano grandi fuochi; con cautela si chiudevano le abitazioni, eppure i lupi si avvicinavano tanto che ne furono uccisi anche in grandi borghi come Varese Ligure.

Più genitori con alte grida corsero dietro al lupo che aveva predato i loro figlioli; trovarono panni stracciati, membra, carne, ossa spolpate della loro prole….

Dal 1524 al 1528 vi fu la più grande peste.. Nel 1536 vennero gli spagnoli, che nella notte tra il sedici e diciassette gennaio, festa di S. Antonio abate, dormirono in Brugnato con grandissima strage e danno.

Nel 1539 fu la volta dei tedeschi in numero di duemila, che stettero in Brugnato e dintorni per ventidue giorni….. Dopo la loro partenza, per il fetore dei tedeschi ammalati perirono molti dei nostri, fra cui cinque capi di famiglia.

Nel 1544 vi fu una grande invasione di grilli e di altri animali, che distrussero tutti i raccolti.

Nel 1546 seccarono le viti…

Nel 1569 - 1570 vi fu una generale carestia.

Nel 1571, al tempo della mietitura, il grano era venduto da trentadue a quaranta lire la mina, somma ingente.

Negli anni 1590 e 1591 si ebbe un’altra grande carestia.

Le ruberie erano frequentissime, nessuno si sentiva sicuro dentro e fuori di casa dalle insidie dei ladroni. …….

Nei mesi di maggio e giugno del 1591 piovve molto; a causa di tali piogge non si trovarono ortaggi in nessun luogo; non si videro maturare le ciliegie; le pere e le mele furono mangiate acerbe.

Le viti dettero una grande abbondanza di uva, che non maturò; sino al dodici giugno non furono seccate le biade ed alcuni le falciarono, non perché fossero mature, ma perché costretti dalla fame.

In molti luoghi moltissimi perirono di fame e quasi tutti per la febbre pestilenziale delle petecchie>>.

A Cassana giunsero soccorsi dalla famiglia Lomellini, come ricorda la piccola lapide collocata presso la porta laterale della chiesa : " Tempore quo totum fames invaserat orbem Cassanae succurrit Lomellina domus vigesima octava iunii 1591".

Cassana, targa cinquecentesca che testimonia la carestia e il soccorso offerto dalla nobile famiglia Lomellini

La sofferenza patita dalla popolazione dovette essere particolarmente pesante per i bambini, che si ammalavano e morivano in gran numero, come testimoniano i registri in cui sono annotati i funerali.

I parroci dell’epoca, che quasi ogni giorno e in qualche caso più volte al giorno celebravano le esequie per i piccoli innocenti, hanno lasciato negli archivi commoventi parole su quelle morti, ispirate certamente ad una fede cristiana profonda e capace di consolazione , ma anche tenere e poetiche : " Evolavit ad coelum …" ".coniuncta est angelicis choris"…… "trasportata est in Paradisum"…… " In coelorum regnum vocata est…" " Inter angelos sociatus est"….. " Virginibus coniuncta est in coelis"………" Inter virgines vigilantes sociata"…

Nel 1607 Brugnato fu eretta in capitanato ; la carica fu poi trasferita a Levanto nel 1637, con una giurisdizione assai vasta, comprendente podesterie e consolati; tra questi ultimi figura Cassana.

Ogni comunità aveva il proprio console eletto dalla popolazione: egli fungeva da luogotenente del capitano, a sua volta vicario del supremo potere della Repubblica di Genova.

I consoli avevano giurisdizione nelle cause civili fino alla somma di dieci lire; per le cause criminali era d’obbligo ricorrere al capitano di Levanto, che tuttavia dipendeva dal tribunale di Genova per le sentenze di morte.

Erano tempi tristi, agitati da "banditi e malviventi che passeggiavano con grandissima indifferenza nel capitanato," come attestano le "grida" emesse nel 1608 dal "molto illustre capitano di Brugnato".

Nel secolo successivo la Val di Vara, territorio della Repubblica di Genova, fu pesantemente coinvolta nelle guerre di successione spagnola, polacca e austriaca : vi furono incursioni di eserciti, combattimenti, uccisioni e danni ingenti .

Anche dopo la conclusione della guerra (1748) i disordini continuarono, alimentati dal clima di violenza che si era creato: "le popolazioni erano irrequiete, le milizie insufficienti alla repressione, i delitti frequenti, rari i castighi, i banditi infestavano le zone del Bracco, di Pignone, di Cassana, di Carrodano; svaligiavano i passanti, fermavano le diligenze intimando: "o la borsa o la vita".

La fine del secolo portò la ventata della rivoluzione francese anche sulle nostre colline, dove "gli alberi della libertà" venivano piantati e successivamente abbattuti nel corso di lotte, guerriglie, repressioni.

L’aristocratica Repubblica di Genova dovette allora uniformarsi alle istanze democratiche, perdendo anche il proprio nome: in tal modo tornò in vita l’appellativo dei primi abitanti della regione, i Liguri, ufficialmente scomparso da secoli.

Quando, nel 1804, Napoleone divenne imperatore dei francesi, e, nell’anno seguente, re d’ Italia, la Repubblica Ligure fu incorporata all’impero francese, e Cassana, come anche i paesi vicini, fu assegnata al dipartimento di Levanto, governato da un sindaco.

Nel 1809 il Vescovo, su invito del prefetto del dipartimento, ordinava ai parroci di ritornare all’antico uso dei cimiteri, proibendo che si continuasse a seppellire i morti nelle chiese, secondo l’uso invalso da tempo .

A Cassana il cimitero all’aperto fu costruito presso la chiesa e la prima sepoltura avvenne il 12 ottobre 1810.

Caduto l’impero napoleonico, il Congresso di Vienna aggregò la Liguria, con il nome di Ducato di Genova, al Regno di Sardegna , dividendola in tre province : provincia di Genova con capoluogo Genova; provincia di Ponente con capoluogo Savona e provincia di Levante con capoluogo La Spezia.

Quest’ ultima era divisa in sei mandamenti ed ogni mandamento aveva un giudice ed un sostituto .

Al mandamento di Levanto appartenevano i comuni di Bonassola, Borghetto di Vara, Casale, Carrodano , Deiva, Framura, Levanto, Monterosso e Vernazza.

Cassana appartenne al comune di Casale fino al 1842, quando passò a quello di Borghetto , la cui importanza si era notevolmente accresciuta dopo l’apertura della strada carrozzabile " La Spezia – Genova," già iniziata in epoca napoleonica.

Gli abitanti di Cassana, sebbene più numerosi di quelli di Borghetto, ( il censimento parrocchiale del 1832 ne conta 572, contro i 354 del capoluogo ), per i loro spostamenti potevano usufruire soltanto di mulattiere, che sono così descritte in un documento del 1838 : Cavà – Costa – Corneto – Cassana ( la frazione oggi chiamata Chiesa ) ; Cassana – Levanto ; Chiesa di Cassana – Pogliasca ; Groppo – Prato – Redarena ; Corneto – Lago – Pogliasca – Ponte di Brugnato .

E proprio grazie alla mulattiera Cassana – Levanto poterono accedere abbastanza facilmente alla via ferroviaria Genova – La Spezia., aperta nel 1874.

La vita laboriosa del paese si svolse da allora per lungo tempo senza che importanti eventi pubblici ne mutassero i ritmi, scanditi esclusivamente dai lavori stagionali.

Nei campi, coltivati con diligente amore, cresceva e maturava il frumento; le cantine in autunno erano fornite del buon vino bianco e rosso apprezzato in tutta la Val di Vara ; i boschi, curati e ripuliti, producevano castagne e funghi e ospitavano abbondante selvaggina; gli ulivi fornivano ad ogni famiglia l’oro fluente che dava sapore ai cibi semplici e sani.

Soltanto negli ultimi anni del secolo XIX anche a Cassana, come in altre parti della Liguria, ebbe inizio un grande fermento tra la popolazione: cominciava quel grande fenomeno migratorio verso le Americhe destinato a continuare per decenni. Moltissimi partirono .

Tra loro, alcuni giovani appartenenti al nostro casato che, prima di mettere radici, vollero sperimentare la forza delle proprie ali, aprendole a voli che a quel tempo richiedevano coraggio e forte determinazione.

La prima guerra mondiale, pur avendo inciso e pesato con la sottrazione delle braccia valide degli uomini chiamati a combattere, e per il dolore di qualche lutto, si svolse su fronti lontani e non giunse a turbare la quiete delle colline ; non così la seconda, che vide Cassana e i paesi vicini teatro di occupazioni militari, luogo di scontro tra le opposte forze dei soldati tedeschi spalleggiati dai "repubblichini" , e le milizie partigiane .

Brugnato e Borghetto subirono pesanti bombardamenti aerei e i loro abitanti trovarono rifugio nelle frazioni di Cassana aperte all’ospitalità e alla condivisione del necessario per vivere, spesso scarso e continuamente esposto alle depredazioni .

Le brigate nere infatti facevano razzia di bestiame e di raccolti, saccheggiando case e cantine, e, quel che era peggio, "rastrellavano" gli uomini, costretti per questo a rifugiarsi in nascondigli sotterranei e a vivere in continua tensione .

I partigiani combattevano dalle postazioni nei boschi e, ad ogni loro azione armata, seguiva una rappresaglia contro la popolazione, accusata di proteggerli : nel mese di febbraio del 1945 il parroco di Cassana fu avvertito dal comando di Borghetto che tutte le frazioni del paese sarebbero state distrutte se non fossero stati liberati immediatamente alcuni uomini catturati dai partigiani.

Arrivò anche una bomba, che cadde presso la frazione " Forte", e un proiettile di cannone scoppiò presso la frazione "Prato".

Finalmente le truppe alleate, giunte a La Spezia all’alba del venticinque aprile, proseguirono verso Genova, e il loro passaggio sull’Aurelia nel tratto Borghetto – Pogliasca, fu salutato dal suono gioioso delle campane di Cassana.

Insieme con il parroco, che scuoteva con forza i batacchi e inondava le colline di segnali finalmente rassicuranti, una ragazzina, stordita dal rimbombo e non troppo consapevole del momento storico che viveva in quel momento, dall’alto della cella campanaria osservava il passaggio dei soldati. (Eravamo sfollati a Cassana e Don Rezzano mi impartiva alcune lezioni di matematica, essendo state chiuse tutte le scuole)

La guerra era finalmente terminata.

Dalla cella campanaria vista delle colline di Cassana

La "ricostruzione" e il conseguente miglioramento economico portarono a Cassana il grande vantaggio dell’acquedotto pubblico e delle strade asfaltate.

Oggi il collegamento con le autostrade è veloce ed agevole, le condizioni di vita sono migliorate, ma lo spostamento dei giovani dalla campagna alle città ha impoverito il paese della sua più grande risorsa : gli abitanti.

Come non ricordare che all’inizio del 1500 le famiglie (composte da numerose persone) erano duecentosessanta?

L’agricoltura è stata giocoforza abbandonata da una popolazione di persone anziane, che guardano con triste meraviglia la trasformazione del paesaggio: i campi lentamente invasi dagli arbusti che i vecchi avevano estirpato con fatica per dare spazio alle semine; e il bosco che si riprende il dominio della collina.

Anche i Croxatto, come altri abitanti di Cassana, se ne sono andati per il mondo e le distanze hanno contribuito ad allentare i rapporti tra le famiglie, tanto che le nuove generazioni conoscono soltanto i membri di più stretta parentela che portano il loro nome.

Credo che si debba colmare questo vuoto che non nasce da indifferenza, ma, con il trascorrere del tempo, potrebbe determinarla.

Fortunatamente il progresso delle comunicazioni ci ha fornito i mezzi per ricreare virtualmente quella comunità grande che nei secoli passati si ritrovava compatta nei momenti forti della vita del paese.

Oggi il telefono, la posta elettronica, i viaggi frequenti, possono tenerci uniti e facilitare i contatti.

Ma è anche bello che tutti abbiano a disposizione un semplice "vademecum" della famiglia, una mappa ideale che possa aiutare ciascuno di noi a meglio conoscerci. Solo dalla conoscenza, infatti, può nascere l’amore.

Quando, nel 2001, sono andata a visitare i Croxatto residenti in Cile, mi è stato ripetutamente espresso il desiderio di ricevere una "presentazione" scritta dei parenti italiani.

A mia volta l’ho richiesta da parte loro.

Purtroppo le comunicazioni con i cugini americani non sono state sempre facili ed immediate, per cui risultano scarse o del tutto mancanti le notizie relative ad alcune persone, come si potrà vedere confrontando le piccole biografie con gli schemi, dove sono invece presenti quasi tutti i componenti dei vari gruppi familiari.

E’ stata preziosa la collaborazione di Amalia, Alice, Raul, Liliana, Juan José per le rispettive famiglie.

Per quanto riguarda i Croxatto italiani, ho chiesto aiuto nella cerchia della famiglia allargata : dobbiamo ad Anna la biografia di Angelo (lo zio "musica"); a Benito quella di Dario; a Dina gli scritti sui suoi genitori Elena ed Italo; a don Pierluigi la propria presentazione; ad Andrea quella del padre Benito e la propria; a Lauretta quella della cugina Sabina e della zia Anna; a Sabina la biografia di Lauretta, della mamma Laura e della sorella Silvia; a Giulia il ritratto di Lucia; ad Antonella la presentazione delle zie Dora, Lina, Rita, Dina , della mamma Ivana, del fratello Maurizio e dei cugini, a Fabrizio e Francesco la biografia del padre Piero e la propria, all’interessamento di Luigi il ricordo della nonna Emma.

Queste pagine vogliono quindi essere una sorta di fotografia di famiglia: ci sono i nonni e bisnonni, i nostri genitori, gli zii, c’è la generazione di noi adulti già un po’ "in eta", ed anche i figli e nipoti, (alcuni dei quali sono Croxatto soltanto per parte di madre) .

Purtroppo non ho potuto inserire tutti i più giovani nelle brevi presentazioni, per mancanza dell’indispensabile collaborazione

Voglio ricordare il grande interesse e la fattiva partecipazione con cui papà Dario seguiva e incoraggiava questo mio tentativo di dare spazio alla memoria dei nostri vecchi.

Sebbene fosse molto anziano, aveva il privilegio di ricordare con precisione episodi, luoghi e persone e, soprattutto negli ultimi anni, gli piaceva raccontare.

E mi dispiace che se ne sia andato senza aver visto il risultato di tante narrazioni e ricostruzioni raccolte in questo piccolo libro.

Spero che questo lavoro sia gradito ai Croxatto, e ringrazio quanti mi hanno aiutato e incoraggiato.

Un grazie particolare ad Umberto, per aver trascorso con me molte ore dei suoi pomeriggi di vacanza nella sacrestia della chiesa parrocchiale, condividendo la scomodità e il freddo, ma anche il piacere di incontrare i nostri antenati, sia pure sui fogli ingialliti di vecchi documenti.

Insieme abbiamo trascritto i nomi di tutti i Croxatto dall’inizio del 1600 fino ad oggi.

Ho potuto così ricostruire, con paziente lavoro di confronto incrociato tra le registrazioni di battesimi, matrimoni e decessi, i nuclei familiari della cui evoluzione noi siamo oggi frutto e testimonianza .

Purtroppo non mancheranno nel testo omissioni e imprecisioni, dovute non a mancanza di attenzione o impegno, ma piuttosto a difficoltà nel reperire le informazioni.

Eccoci quindi presentati, tutti noi che siamo parte dell’ "albero" Croxatto, dai molti rami e dalle profonde radici .

Spero che queste pagine possano esserci di aiuto per un approfondimento della conoscenza reciproca, e di stimolo per una maggiore crescita personale.

Abbiamo tanto da imparare gli uni dagli altri.

Desidero esprimere qui la mia gioia perché alcuni dei bambini nati recentemente nell’ambito della nostra famiglia hanno ricevuto nel battesimo nomi di antica tradizione, tra i più belli e frequenti appartenuti ai nostri antenati: Francesco-Nicolò, Maddalena, Caterina. Un piccolo segno di continuità.

Concludo con un pensiero che mi ha spesso attraversato la mente da quando ho scoperto l’etimologia del nome Croxatto.

Ne sono a conoscenza soltanto da alcuni anni, non ci avevo mai pensato prima, e alla bella sorpresa è seguita una riflessione: nel mondo antico era viva la tendenza ad introdurre un rapporto tra il nome e la persona rappresentata e a riconoscerne, nel nome, l’essenza individuale e perenne.

Quest’idea suggestiva non appartiene alla cultura moderna, tuttavia il nostro nome trae dal passato e conserva per oggi e per il futuro una importante valenza di significato: noi Croxatto siamo, come il nostro capostipite, sebbene in un senso non materiale, "cruce signati", connotati dalla croce, simbolo dei seguaci di Cristo

La croce accompagna la vita, ed è via alla risurrezione, simbolo, quindi, di gioia finale.

E’ un grande onore per tutti noi avere ereditato questo nome; ed è anche un grande dovere onorarlo a nostra volta, ricordandoci del suo significato.


GENEALOGIA DEI CROXATTO DEL NOSTRO RAMO A PARTIRE DAL 1580 FINO A NICOLO’ CROXATTO

BIOGRAFIE


NICOLA CROXATTO (Padre grande)
1818 Cassana 1900

Nicola Croxatto (Padre Grande)

Nell’albero genealogico Croxatto del nostro ramo, è la persona di più antica nascita della quale ci restino ricordi sicuri e ben circostanziati.

Figlio di Domenico Maria (Cassana 27/10 /1786) e di Maria Massolo, anch’essa nata a Cassana nel 1789, visse a Corneto, nella casa di famiglia, con la moglie, Teresa Schiaffini, (1817 Cassana 1888) che gli diede sei figli, Nicolò, Maria, Domenica Margherita Angela, Domenica Caterina, Margherita, Domenico Giuseppe.

Continuò la tradizione familiare gestendo i propri mulini, e, per impedire che arrivassero concorrenti nella valle di Cassana , acquistò la licenza di due di essi che stavano per cessare l’attività, assicurandosi così l’esclusiva in questo campo, molto redditizio per la famiglia.

Il lavoro comportava la macinazione del grano, del granoturco e delle castagne. Uno dei due laboratori fungeva anche da frantoio per le olive ed era dotato di un’ottima attrezzatura. La forza motrice dei mulini e del frantoio era l’acqua , di cui il canale di Cassana è sempre stato riccamente dotato, sufficiente ad azionare le grandissime ruote che oggi ancora, sebbene da tempo immobili, destano meraviglia per la loro imponenza.

Il soprannome di PADRE GRANDE gli provenne dal prestigio di cui godeva nella famiglia e nella zona ed anche dalla statura fisica elevata e dalla forza straordinaria.

A questo proposito si ricorda un episodio veramente clamoroso: una volta, durante l’operazione di riscaldamento della polpa delle olive (a quei tempi, per estrarre completamente l’olio, era necessario questo procedimento) si forò la grande conca di rame che la conteneva, e Nicola, senza esitare, andò a prendere una conca di bronzo di equivalente capacità, se la caricò sulle spalle ed ebbe la forza di trasportarla, sebbene pesasse centoventi chili, dal GROPPO fino al frantoio, distante almeno cento metri. Chi lo vide arrivare con passo tranquillo, ebbe l’impressione che portasse sulle spalle una gerla vuota.

In seguito alla divisione dei suoi beni immobili, il figlio Nicolo’ ebbe la casa di Corneto, alcuni appezzamenti boschivi ed ottimi terreni con tre mezzadri. Al figlio Giuseppe toccarono i mulini, la casa del Groppo, i terreni circostanti e molti boschi.


NICOLO’ CROXATTO (1840 Cassana 1903 )

Nicolò fu un "pater familias" per eccellenza; una bella famiglia davvero, la sua, benedetta da tanti figli, sostenuta dalla moglie Luigia Superno,donna di grande intelligenza e capacità.

La casa di CORNETO ereditata dal padre Nicola, fioriva di bambini, che crescevano robusti e vivaci, nell’ambiente incontaminato delle colline, ricche di sole ed aria pura, nella libertà disciplinata dall’educazione e dall’insegnamento dei genitori, tra le mura domestiche, la scuola, la chiesa, i campi e i boschi, teatro dei giochi più diversi e gioiosi.

Nacquero, in successione, FrancescoGiuseppe, Francesco, Bartolomeo, Davide, Vittorio, Luigi, Angelo, Nicolò, Geronima ( Momina ), Teresa, Luigia. Nicolò, Teresa e Luigia non superarono la prima infanzia, come frequentemente accadeva.

Nicolò partecipava attivamente alla vita della comunità non solo della sua frazione, Corneto, ma ebbe e sostenne incarichi di fiducia nella "fabbriceria" della chiesa parrocchiale di San Michele; fu per i figli grande esempio di laboriosità e oculatezza: i suoi terreni, sapientemente lavorati, fornivano in abbondanza grano, olive, ottima uva, e tutti i prodotti necessari al mantenimento della famiglia .

Buona parte del raccolto era destinato alla vendita ed assicurava una discreta agiatezza.

L’avvenire dei ragazzi era tuttavia una preoccupazione per Nicolò che desiderava per loro la possibilità di allargare l’ambito della vita lavorativa e della cultura: erano giovani intelligenti, intraprendenti, ben formati moralmente.

Bisognava sollecitarli ad aprirsi orizzonti più ampi di quelli che la vita del paese poteva riservare a quel tempo. Perciò un bel giorno, ( come racconterà in seguito Davide ai propri figli ), il patriarca trovò la forza di suggerire loro la via delle Americhe .

Partì per primo Francesco Giuseppe, il figlio maggiore, seguito da Vittorio, Francesco, Davide, Bartolomeo, Angelo.

Di loro sei, soltanto Francesco Giuseppe ed Angelo tornarono definitivamente a Cassana, mentre Vittorio, Francesco, Davide e Bartolomeo formarono in Cile le proprie famiglie e là morirono.

Nella casa di Corneto, prima così animata di vita e di voci, rimasero, con i genitori, soltanto Luigi e Momina, ma non per molto: Luigi entrò giovanissimo nella congregazione dei Padri Passionisti e Momina si sposò e andò a vivere a Termine di Roverano.

Ebbe così inizio l’espansione dei Croxatto fuori dei confini del paese e della patria.

Nicolò non dovette pentirsi di aver incoraggiato i figli alla ricerca di un avvenire migliore, e Luigina, pur straziata dal dolore di tanti addii, ebbe il conforto del ricordo costante dei suoi cari, testimoniato da alcuni viaggi di ritorno, sebbene soltanto per visite di breve durata, ed espresso da lettere affettuosissime .


MARIA LUIGIA SUPERNO
1845 – Cassana – 1914

La nostra bisnonna, Maria Luigia Superno

Maria Luigia, Antonia, Caterina, Bartolomea, era figlia di Francesco Superno e Geronima Spontoni Padrino del suo battesimo fu Girolamo Superno, sacerdote domiciliato in Cassana, e madrina Angela Maria Spontoni, nata Bellando.

Entrò a far parte della famiglia Croxatto nel 1867 quando si unì in matrimonio con Nicolò, dopo aver lasciato la frazione GROPPO in cui i Superno, uno dei più importanti e ricchi clan del paese, avevano stabilito da tempo la propria sede.

Da allora visse a Corneto, nella casa oggi suddivisa in due proprietà ed alienata dagli eredi, che però conserva l’antica struttura e al cui interno, in una sala, ancora restano alcuni mobili dell’epoca, una credenza con vetrina, un divano impero di belle proporzioni.

Le doti più caratteristiche della sua personalità furono la grande energia, che le permise di allevare ed educare con fermezza gli otto figli che sopravvissero alle malattie dell’infanzia, e insieme la bontà, la dolcezza con cui riusciva a temperare la forza delle sue decisioni. A quel tempo le malattie infantili falcidiavano le famiglie e Maria Luigia vide morire alcuni dei suoi piccoli ; raccontava, in tarda età, che una sua bimba, vissuta solo tre giorni, era bella come il Gesù Bambino di cera che stava in un’urna di vetro sopra il cassettone in camera da letto. Troppo bella - commentava – per restare a lungo in questo mondo.

Era conosciuta ed apprezzata in paese per la sua squisita carità verso i poveri, molto numerosi tra i contadini non proprietari di terreni, il cui unico sostentamento dipendeva dall’essere presi "a giornata", e che, nei mesi invernali, quando la campagna non richiede molto lavoro, mancavano di ogni mezzo di sussistenza. Luigina cercava di provvedere alle necessità delle famiglie più bisognose, impegnandosi persino nel preparare quotidianamente, fino a tarda notte, la ricotta che la figlia Momina avrebbe distribuito il giorno dopo di casa in casa.

Dopo che i figli furono partiti per l’America ( eccetto Luigi, che divenne Padre Giustino dell’Assunta nella Congregazione dei Padri Passionisti, e Momina, che andò sposa a Dario Ricci e si trasferì a Termine di Roverano ), la sua dedizione ai poveri si intensificò, sebbene lei fosse afflitta da malattie dolorose e persino paralizzata in un lato della persona.

Suo fratello Francesco, noto professore primario dell’ospedale di Pontedera, durante le sue visite a Cassana si prendeva cura di lei e una volta (come racconta Anna Ricci del Termine che apprese il fatto dalla madre Momina), le salvò la vita con il solo mezzo di fortuna di cui poteva disporre in quel momento e in quell’ambiente: fece acquistare in tutta fretta un sacco di semola, ordinò che la mettessero sul fuoco e così bollente la spalmò sopra un lenzuolo con cui avvolse il corpo della sorella, che ormai era data per morta.

Sopravvisse a Nicolò e la sua vecchiaia fu consolata dalla presenza della nuora Vittorina, tornata dall’America, che l’assistette nell’ultima lunga malattia.


Discendenza di Nicolo’ Croxatto


Indice dei discendenti di

Nicolò Croxatto

e delle loro famiglie

Francesco Giuseppe Croxatto

Francesco Croxatto

Bartolomeo Croxatto

Davide Croxatto

Vittorio Croxatto

Luigi Croxatto

Angelo Croxatto

M. Geronima Croxatto


FRANCESCO GIUSEPPE CROXATTO E LA SUA FAMIGLIA


FRANCESCO GIUSEPPE CROXATTO

(1868 Cassana 1928)

Francesco Giuseppe Croxatto

Nacque a Cassana, in frazione Corneto, culla della famiglia, primogenito di Nicola e Luigia Superno.

Nel 1889 sposò Laura Spontoni e si trasferì nella frazione La Via di Cassana, presso la moglie, che viveva sola con la madre, Maddalena Ferrarini, perché le sue sorelle erano ormai sposate e Giovanni Battista Spontoni era prematuramente mancato.

La grande casa, da tempo silenziosa, si arricchì presto di gioiose presenze : Luigia (Gina ) nel 1890, Emilia, ( ben presto volata al cielo) nel 1892, Celeste, nel 1894.

L’anno successivo, 1895, Giuseppe, seguendo i suggerimenti paterni e l’incoraggiamento del console cileno che gli aveva parlato di Valparaiso, un porto di mare del suo paese, molto simile a Genova, partì per l’America primo tra i suoi fratelli , che lo seguirono a breve distanza di tempo, e aprì in quella città un elegante negozio di tessuti e articoli di moda, denominato "La Gioconda", che Francesco e Davide, in seguito sopraggiunti, gestirono dapprima insieme con lui e, dopo il suo ritorno in Italia, per conto proprio, con grande capacità imprenditoriale, importando stoffe e manufatti di alta sartoria da Milano e Parigi .

Era talmente importante il suo lavoro in questo settore che Giuseppe era conosciuto come l’uomo della seta, e questa attribuzione lo caratterizzò anche in seguito, dopo la sua partenza dal Cile e nello stesso suo paese di Cassana.

Uno dei tre figli di Davide, Hector, illustre scienziato oggi novantottenne, ricorda di aver trovato piume di struzzo e lunghi guanti femminili tra gli oggetti racchiusi in un baule che potè essere estratto dalle macerie del negozio dopo il terremoto che devastò Valparaìso nel 1906

Nel 1903 Giuseppe cedette il negozio a Francesco e Davide, e tornò a Cassana,dove si dedicò al restauro della casa e al suo ampliamento, accorpandola ad un altro stabile adiacente, e al riassetto del vasto patrimonio terriero che arricchì con nuovi acquisti.

La famiglia intanto si ingrandiva con la nascita di Angelo ( 1904 ), Dario ( 1906 ), che morì poco dopo la nascita, Dario secondo, (1908 ), Italo ( 1911 ).

La guida dei figli e l’amministrazione del patrimonio (aveva acquistato anche un caseggiato a La Spezia ) non gli impedirono di dedicarsi per molti anni all’attività politica, come vice sindaco, assessore e giudice conciliatore supplente. Persona di rilievo nella famiglia, fu nominato procuratore per i beni dei fratelli rimasti in America e tutore del cugino Tancredi Superno.

Intelligente e curioso, amava e diffondeva l’informazione; riceveva con la posta il Corriere della Sera ed era sempre aggiornato sui più importanti avvenimenti, l’economia e la politica in Italia e all’estero, argomenti di conversazione con le " autorità " e le persone di maggior rilievo del capoluogo e dei paesi vicini.

Fu molto attivo anche nel consiglio parrocchiale e primo cantore nel coro della chiesa .

A Giuseppe, che sapeva esprimersi correttamente anche in lingua spagnola, si rivolgevano in tanti per comunicare con i parenti lontani emigrati; durante la prima guerra mondiale curava i collegamenti tra le persone del paese e i soldati al fronte; svolgeva per tutti le pratiche necessarie affinché le famiglie che ne avevano diritto potessero ottenere il sussidio statale.

Il suo carattere autoritario esigeva ubbidienza incondizionata dai figli e con loro i rapporti furono spesso tesi e sempre piuttosto difficili; ciò recava dolore alla mite Laurina e fu causa della "fuga" in America di Angelo, che partì appena ventenne e non conobbe la gioia del ritorno a casa.


 

LAURA SPONTONI ( 1867 Cassana 1950 )

Laura Spontoni,con il marito Francesco Giuseppe e il piccolo Angelo

Nacque a Cassana da Giovanni Battista Spontoni e Maddalena Ferrarini . All’età di sette anni era già orfana del padre, persona di grande impegno ed imprenditore coraggioso che aveva organizzato e finanziato un impianto di trasporto meccanico di legname dalle colline della valle per l’arsenale di La Spezia.

Correva voce che un suo coadiutore-dipendente ne avesse causato la morte per avvelenamento, per succedergli nell’attività.

Dopo che le sue sorelle, sposandosi, ebbero lasciato la casa de La Via, Laura rimase sola con la madre, tenerissima, il cui ricordo amoroso l’accompagnò per tutta la vita.

Già molto avanti negli anni raccontava alla nuora Virginia episodi commoventi sulla sensibilità squisita di Maddalena ( conosciuta con l’affettuoso diminutivo di Manin) che sicuramente contribuì a sviluppare le doti di gentilezza, dolcezza, dedizione proprie del suo carattere.

Anche la profonda religiosità che la distingueva e che trasmise ai figli e ai nipoti, era stata alimentata dall’educazione materna.

Sposò Francesco Giuseppe Croxatto che si trasferì da Corneto nella casa della moglie e alcuni anni più tardi partì per l’America; così lei, apparentemente fragile, dovette sobbarcarsi da sola al non facile peso della gestione dei terreni e dei doveri di casa, dove intanto crescevano due bambine: Luigia e Celeste.

Dopo il ritorno del marito la famiglia si accrebbe , ma dei sette figli soltanto cinque sopravvissero e uno di loro, Angelo, il più fragile, e forse il più teneramente amato, partito giovanissimo per l’America , morì poco tempo dopo . Le rimasero accanto, insieme con le Gina e Celeste, ormai grandicelle, Dario nato nel 1908 e Italo, l’ultimo, del 1911. Nel 1928 una grave malattia le tolse l’appoggio del marito, che pur essendo severo ed autoritario, aveva garantito alla famiglia un andamento sereno, un’oculata gestione del patrimonio e un conseguente benessere, testimoniato anche dalla qualità degli arredi che rendevano la casa piacevole ed ospitale.

Nonna Laurina fu molto stimata in paese; umile e generosa, ricca di sapienza, discreta, era persona di riferimento sicuro per chi avesse bisogno di aiuto materiale o di conforto amichevole.

In casa, dopo la morte del marito, la sua autorevolezza si esprimeva nei modi di educatrice appassionata dei numerosi nipoti; era abilissima nel catturare l’attenzione degli irrequieti ascoltatori, che incantava con storie attinte dalla Bibbia o racconti leggendari. Richiestissima la storia di Genoveffa e del perfido Golo, che non si stancava di raccontarci, anche perché ne traeva sempre qualche spunto educativo. Benché intensamente coinvolta nella gestione della numerosa famiglia del figlio Italo, riusciva a ricavarsi ritagli di tempo e piccoli spazi di solitudine per dedicarsi alla lettura e soprattutto alla preghiera personale. Al sabato pomeriggio recitava il Piccolo Ufficio della Madonna; e pur non avendo studiato il latino, riusciva a cogliere, con sensibilità ed intelligenza, il significato dei salmi e ne otteneva nutrimento spirituale .

Nelle afflizioni esprimeva la sua incrollabile fiducia nel Signore con le parole dell’ultimo versetto del Te Deum: " In Te, Domine, speravi, non confundar in aeternum" .

A tutti noi ha trasmesso il senso del sacro che si esprimeva anche nel rispetto delle immagini religiose e nella delicatezza con cui ogni domenica, tornando dalla Messa, poneva il suo mazzetto di fiori, raccolti lungo la strada, sulla croce che sta nel piccolo piazzale di S. Rocco, mentre ci faceva osservare gli strumenti di tortura che servirono per la crocifissione di Gesù.

Con la sua devozione educava il nostro cuore alla pietà e, avendo molto sofferto, sapeva comprendere e perdonare, pur essendo rigorosa nei princìpi ed esigendo che venissero rispettati.

Non sempre ci riuscì a quel tempo, ma oggi saprà che dei suoi insegnamenti abbiamo fatto tesoro.


LUIGIA CROXATTO
(Cassana1890–Pogliasca 1972)

Gina Croxatto

E’ la primogenita di Laura Spontoni e Giuseppe Croxatto; nata nella casa de " La Via" il 4 novembre 1890, vi restò fino al 2 luglio 1913, quando si trasferì a Pogliasca, avendo sposato Dario Devoto, che risiedeva e aveva casa e terreni in quella frazione del comune di Borghetto di Vara.

Pensare alla zia Gina,( così familiarmente veniva chiamata, abbreviando il suo nome che ripeteva quello della nonna paterna Luigia Superno), significa rivedere un volto sereno e dolcissimo, illuminato dal mite sorriso che la distingueva. Andavamo da lei regolarmente durante l’estate, in occasione delle feste religiose che si celebravano con solennità ed erano motivo di incontri familiari, scambi di visite, pranzi che riunivano parenti ed amici .

I ravioli arrivavano in tavola fumanti e profumati, disposti in grandi piatti ovali; tre persone erano impegnate nell’ultima fase della preparazione: una li " tirava su" dall’acqua e li stendeva sul piatto di portata, la seconda li irrorava con il sugo, e l’ultima li cospargeva abbondantemente di formaggio, grattugiato in precedenza dallo zio Dario, che era un bravissimo fabbro, ma assolveva volentieri anche compiti di cucina. Ad ogni strato, si ripeteva il rituale.

La casa aveva una terrazza ombreggiata da un fico e affacciata sul torrente, al quale si accedeva facilmente scendendo una scaletta ripida e un po’ pericolosa, che attirava i bambini dopo il pranzo, i cinque figli della zia, Dario, Italo, Carolina (Lina ), Giuseppe e Laura ( Rina ), e tutti noi ospiti che ci godevamo quell’attraente fuori programma.

Tanti figli significarono per Gina anche preoccupazioni: un grande dolore glielo diede la morte precoce di Lina, una ragazza che io ricordo molto bella, mancata giovanissima, poco dopo le nozze. Ma ebbe il conforto di tanto affetto, che la mitezza e sensibilità del suo carattere, ed insieme l’intelligenza e l’arguzia di cui era dotata, le attiravano da parte di tutti. Anche zia Gina fu longeva; nella sua lunga esistenza ebbe modo di esprimere sia in famiglia sia nel paese la sua personalità ricca di tanti doni, di coraggio e sapienza, fede nel Signore e forza nel sopportare gli inevitabili dolori.

Morì a Pogliasca il 7 gennaio 1972.


CELESTE CROXATTO

(Cassana 1894 – La Spezia 1979)

Celeste Croxatto con il figlio Sisto e la nipotina Sandra

Come la sorella Gina, crebbe nella casa paterna de La Via dove si formò nel carattere e sviluppò attitudini e capacità.

Intelligente e volitiva, già nella prima giovinezza diede prova di amare la gestione della casa, aiutando la madre .

Divenne un’ottima cuoca, all’avanguardia rispetto al tempo per la conoscenza di ricette insolite e l’abilità nella preparazione dei piatti tradizionali, per il quotidiano andamento familiare e in occasione di feste e pranzi, frequenti in casa Croxatto, che prevedevano molti ospiti ed invitati.

Nel 1921 sposò Antonio Vincenzi, e si trasferì con lui in località Roncanafino, nei pressi della frazione Pogliasca, nell’ambito comunale di Borghetto di Vara.

Nel nuovo paese di appartenenza Celeste si impegnò a collaborare nelle attività parrocchiali, come presidente dell’Azione Cattolica, e nell’aiuto alle persone meno preparate della comunità per le quali scriveva le lettere ai parenti lontani.

Dal padre aveva appreso l’importanza della formazione culturale e fu sollecita nel provvedere all’educazione dei suoi quattro figli, affidandoli ad ottimi istituti scolastici. Era orgogliosa per la loro buona riuscita: Nilo, laureato in lettere classiche, insegnante appassionato nelle scuole di La Spezia dove si era trasferito, e per alcune legislature amministratore e sindaco nel comune nativo di Borghetto; Bruno divenuto sacerdote, molto stimato in diocesi per la forte spiritualità e la tenacia nel portare a termine compiti difficili, poi missionario in Burundi e, dopo la grave malattia che lo riportò in Italia, intrepido fino all’eroismo nell’assistenza ai poveri, per i quali aveva inventato e portava avanti forme di aiuto concreto e quotidiano.

Sisto, comunicativo, allegro, intelligente, sempre disposto alla risata e amante della compagnia, apprezzato nel suo lavoro e padre di Sandra e Giuliana; e infine Maria Pia, l’ultima della nidiata, che a sua volta diventerà madre di un sacerdote, don Orazio, anch’egli, come lo zio don Bruno, dinamico nell’assolvere compiti delicati in diocesi e parroco infaticabile.

Dopo la morte di Antonio, Celeste, rimasta vedova e sola nella casa di Roncanafino, si trasferì a La Spezia vicino ai figli, con i quali trascorse serenamente gli ultimi anni. Morì il 12 aprile 1979.


ANGELO CROXATTO

(Cassana 1904 - Buenos Ayres 1930)

Angelo Croxatto

Nacque a La Via, frazione di Cassana, il 12/01/1904, da Laura Spontoni e Francesco Giuseppe Croxatto. Era di temperamento sensibile ed affettuoso, estroverso e ricco di fantasia, allegro, ma pensoso, capace di lunghi raccoglimenti in solitudine quando si rifugiava in cantina per dedicarsi all’intaglio del legno, hobby che gli permetteva di creare artistici disegni sui bastoni pur senza l’aiuto di strumenti idonei, o si isolava in una delle tante stanze della casa per immergersi nel silenzio in compagnia di un libro prediletto.

Fino agli anni cinquanta del secolo scorso si poteva osservare, nella casa di famiglia, un suo affresco che decorava la nicchia porta-abiti di una camera da letto: rappresentava un vaso di belle proporzioni, con due manici, da cui emergeva lo stelo di un grande fiore dal colore vivace, in mezzo a foglie e rami intrecciati. Disgraziatamente il dipinto è stato cancellato durante alcuni lavori di ristrutturazione e ce ne resta ora solo il ricordo.

L’atteggiamento rigido ed autoritario del padre, in forte contrasto con le sue inclinazioni e con il suo bisogno di esprimere la propria personalità, determinò la decisione di allontanarsi dalla famiglia all’età di vent’anni.

Partì infatti per l’America, lasciando nel dolore Laurina.

Purtroppo non si recò in Cile presso gli zii che avrebbero potuto aiutarlo, ma a Buenos Ayres, dove si trovò solo, senza appoggio, alla continua ricerca di un lavoro che gli permettesse di vivere dignitosamente.

Alla madre scriveva lettere tenerissime, che conserviamo con cura. Le chiedeva incessantemente perdono per il dispiacere procuratole con la partenza da casa, e prometteva che sarebbe tornato presto, per rimanerle sempre vicino e confortarla con il suo affetto.

Quando, nel 1928, ebbe notizia della morte del padre, il proposito di tornare si fece più concreto: sarebbe partito al più presto, non appena avesse messo insieme i soldi per pagarsi il passaggio in nave. La sua salute però era ormai compromessa per gli stenti, la fatica del lavoro durissimo in ambienti inospitali dell’Argentina del Nord, forse anche a causa dello scarso nutrimento.

Nelle sue lettere non fa cenno alle sofferenze fisiche e alle umiliazioni che doveva sopportare quotidianamente ; si limita a denunciare l’ingiustizia e la tracotanza dei datori di lavoro, ma dalla testimonianza di compaesani anch’essi emigrati che lo frequentarono in quegli anni si venne a conoscenza, purtroppo in ritardo, di una grave malattia che lo aveva colpito.

Il consolato italiano informò la famiglia della sua morte, avvenuta nell’ospedale di Ranson, a Buenos Ayres, il 16 luglio 1930, quando aveva ventisei anni.

Era la ricorrenza della festività della Madonna del Carmelo, tanto cara allora e anche oggi agli abitanti di Cassana che ne venerano l’immagine nella chiesa parrocchiale di San Michele.


DARIO CROXATTO

(7-10-1908 Cassana 5-10-2004)

Dario e Virginia,giovani sposi,alla Villetta Di Negro di Genova

E' nato a Cassana da Giuseppe e Laura Spontoni il 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, ed è stato il più longevo della sua famiglia di origine, costituita dai genitori , dalle due sorelle maggiori Gina e Celeste, dal fratello Angelo , morto giovanissimo in America, dal fratello Italo, l’unico rimasto nella casa paterna.

Un’esistenza così lunga, che ha coperto quasi per intero il XX secolo, doveva necessariamente incappare in diversi periodi particolarmente difficoltosi, come le due guerre mondiali.

Gli anni della fanciullezza e della prima giovinezza trascorrono serenamente, in un ambiente familiare connotato dalla severa educazione paterna, temperata però dalla dolcezza della Madre.

In casa aleggia un’aria incline all’acculturamento, quello consentito dall’ambiente e dall’ordine di scuole presenti sul territorio, ma sicuramente più ricettiva rispetto a quella della stragrande maggioranza delle famiglie. Si leggono giornali, l’intelligenza in famiglia è viva, si seguono con interesse gli avvenimenti politico- sociali del tempo.

Morto il padre, il giovane Dario, dotato di sensibilità e acume, si sposa ventitreenne con Virginia e si trasferisce a Genova, dove, nel disagevole ambiente cittadino del tempo, trova le prime vere difficoltà ed entra a lavorare nell’azienda tranviaria, UITE allora, oggi AMT, alle cui dipendenze resterà fino all’atto del pensionamento, nel 1968.

I figli sono nati ed hanno mosso i primi passi lungo quest’arco faticoso della vita di Dario, culminato nella guerra 1940-1945 : M. Gemma (1932), Benito (1934), Laura (1942) Anna ( 1945 ).

Il suo metodo educativo risente fortemente della mentalità ereditata, che non facilita la confidenza e mette un po’ in ombra l’affetto profondo per la famiglia e la grande sensibilità dell’animo.

Nel periodo bellico milita in artiglieria ( 1940- 1943 ), quindi viene coattivamente arruolato nell’esercito di occupazione tedesco, dal quale riesce a disertare nel 1944.

Gli anni dell’immediato dopoguerra sono ancora difficili: i figli agli studi, sia pure corredati dalla sobrietà d’obbligo che nulla concede al superfluo, da far crescere con il solo reddito del suo lavoro.

Dopo il pensionamento, alla fine degli anni sessanta, esprime la propria iniziativa nella costruzione di una casa a Cassana, nell’ambiente amico e rassicurante dei suoi verdi anni, dove in seguito si trasferirà con la moglie Virginia, impegnandosi fattivamente nel tenere vivo e fruttuoso il vigneto e l’orto.

L’albero del kiwi,carico di frutti, gli piaceva molto

Provava una grande gioia nell’osservare il miracolo della vita che si rinnova nella natura, la crescita delle piantine, il maturare e colorirsi dei frutti. Era così grande l’entusiasmo che lo animava, che certe mattine, scendendo nell’orto, sentiva di dover ringraziare il Creatore, ad alta voce, e gli rendeva lode con i primi versi del Paradiso : "La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove…" Dario la vedeva certamente splendere sui teneri germogli delle viti, che gli promettevano buon vino, o nei verdi ciuffi dei porri, che amava particolarmente.

Nonno Dario festeggia i suoi cinque piccoli pronipoti( agosto2003)

La vita serena in campagna gli ha concesso il beneficio dell’ " otium" : letture appassionate di ogni argomento utile ad aprire la mente e arricchire la conoscenza , ascolto di musica, ( in età giovanile aveva imparato a suonare il mandolino e più tardi la fisarmonica) qualche viaggio, ma lo ha anche stimolato alla partecipazione alla vita politica e civile del comune, in qualità di assessore, dal 1975 al 1985.

Come anche il fratello Italo, fu insignito dell’onorificenza di "Cavaliere della Repubblica"..

Papà amava intensamente la vita e ci ha comunicato il desiderio di apprezzarne ogni aspetto : gli piaceva scherzare, era dotato di arguzia ed umorismo, talvolta un po’ caustico ma non malevolo; ci teneva a conservare le amicizie ed era generoso e festoso nell’ospitalità.

Consapevole del suo ruolo di "pater familias", lo interpretava verso noi figli adulti (anzi, già in età avanzata) ancora come puntiglioso dovere educativo e, a maggior ragione, ciò si verificava nel rapporto con i nipoti, che desiderava crescessero secondo precise norme di moralità, sobrietà e buona educazione.

Fuori dell’ambito familiare, però, quando non si sentiva impegnato nel suo compito di responsabilità, era molto piacevole ed è stato sempre stimato come persona onesta, saggia, gentile e rispettosa,"un vero signore", secondo il comune apprezzamento di chi lo ha conosciuto.

L’impronta più costante della sua vita è data dall’impegno a tenere unita e in buona armonia la famiglia, dalla fiducia nella Provvidenza e dall’amore alla Madonna, che onorava con la recita costante della corona.

E proprio nella festa della Madonna del Rosario, il 7 ottobre, giorno del suo novantaseiesimo compleanno, nella chiesa parrocchiale di S. Michele ha ricevuto l’ultima benedizione.

Benito


ITALO CROXATTO
(1911 Cassana 1995)

Italo Croxatto

Nasce a Cassana di Borghetto Vara (SP) il 19/5/1911 da Francesco Giuseppe e Laura Spontoni, ultimo di quattro figli: due sorelle e due fratelli, e lì vive fino alla morte avvenuta nel 1995.

Riceve un'istruzione a livello elementare che egli però arricchisce con letture appassionate.

All'età di diciassette anni perde il padre e nel 1934, rimasto solo con la madre, sposa Elena Momina Vincenzi, sua vicina di casa.

Da questo felice matrimonio nascono sei figli: Dora, Lina, Piero, Rita, Ivana e Dina.

Nel 1950 muore la tanto amata madre.

E' un uomo di profonda fede religiosa e di grande rigore morale; collabora attivamente, personalmente ed economicamente, con i parroci alla conduzione della parrocchia

Il suo impegno si estende al miglioramento del suo ambiente di lavoro: è un coltivatore diretto e si dota di macchinari e di forme di coltivazione che consentono a lui e alla sua famiglia una vita dignitosa.

Bisogna anche ricordare la lunga e fertile partecipazione alla vita politica del comune: è consigliere comunale e assessore per lunghi anni. Si deve al suo personale impegno se alla Via, la frazione in cui vive, viene costruita la strada carrozzabile in breve tempo.

Di mio padre ricordo la quotidiana preghiera: non vi rinunciava nemmeno nei giorni in cui gli impegni di lavoro e di famiglia erano particolarmente pressanti; quotidiano era anche il rosario che recitavamo tutti insieme ogni sera dopo cena, raccolti davanti al fuoco del camino. La nostra vita in compagna era scandita dal succedersi delle stagioni e degli eventi atmosferici che potevano, se sfavorevoli, compromettere il raccolto e quindi la nostra vita. Non ricordo però disperazione nella mia infanzia, pur nella precarietà dei tempi c'era la sicurezza di poter contare sulla provvidenza di Dio e sulla solidarietà degli altri.

Una volta, quando ero ancora bambina, mio padre mi portò con sé a riscuotere il canone di locazione mensile di alcuni appartamenti che avevamo a La Spezia. In uno di questi, al piano terreno viveva una famiglia molto povera: per l'ennesima volta, l'emaciata donna emigrata dal meridione che lo abitava, confessò a mio padre di non poter pagare e di avere anche dei problemi di salute in famiglia. Forse non ci crederete, ma egli invece di protestare, le diede una somma per farsi visitare da un medico.

Dina

Al profilo steso da Dina, Antonella ha aggiunto qualche simpatica ed affettuosa nota personale sul nonno:

Il nonno Italo ha vissuto sempre a Cassana, ma con la curiosità di conoscere altri posti nel mondo. Nella sua vita ha sempre avuto chiaro il valore della cultura e dell’informazione.

Penso che non abbia trascorso un giorno senza leggere il giornale con un forte senso civico ed impegno in prima persona per le cose da migliorare per la comunità.

Pacifico ed intelligente, come padre un po’ severo più per "ruolo" che per indole, come marito fedele e indimenticabile, come nonno affettuoso e autorevole.

Se dovessi dipingere il nonno, lo rappresenterei sul trattore colmo di cassette di uva, in chiesa accanto alla nonna, oppure con lo sguardo rivolto ai monti davanti a casa, intento a raffigurarne sulla tela la varietà dei colori. All’età di settant’ anni infatti ha iniziato a dipingere e ha riempito la sala di quadri bellissimi per il valore affettivo che oggi hanno per noi e per la spontaneità dell’espressione, che è emersa non appena le impellenze della vita le hanno lasciato spazio.


LA FAMIGLIA DI DARIO CROXATTO

Dario Croxatto con la moglie Virginia e i figli Maria Gemma,Laura, Anna, Benito


ELENA VIRGINIA VINCENZI

(27-06-1912 Cassana 1-12-2002)

Virginia Vincenzi Croxatto

Figlia di Antonio e Angela Croxatto, già per parte di madre apparteneva all’antico ceppo che porta il nostro nome; e il matrimonio con Dario non ha fatto che rafforzare il legame esistente, la cui valenza è sempre stata evidente in ogni sua espressione

A cominciare dal coraggio dimostrato nell’affrontare nuove situazioni: sposa appena diciannovenne, (25 luglio 1931), si trasferisce a Genova nel quartiere di Albaro, dove trascorrerà la parte centrale e più importante della sua vita.

I primi anni dopo il matrimonio riservano una non facile situazione alla giovane famiglia subito allietata dai primi due figli , Maria Gemma nel 1932 e Benito nel 1934, e Virginia rivela dignità e forza di carattere nel sopportare privazioni e superare difficoltà, aggravate, negli anni successivi, dalla seconda guerra mondiale con il suo carico di disagi e preoccupazioni.

Intanto si sono aggiunte alla famiglia altre due bambine, Laura nel 1942, e, alla fine della guerra, nel 1945, Anna, la cui nascita coincide con l’inizio di un lungo periodo di maggiore agio e tranquillità.

Pur molto occupata nella gestione familiare, Virginia collabora con la parrocchia di S. Francesco d’Albaro nelle opere caritative e, frequentando le "Scuole Vespertine ", riesce a confezionare, con gusto e soddisfazione, capi di abbigliamento per sé ed i figli, ad eseguire bei ricami ed arredi per la casa..

Appena le è possibile, si trasferisce con la famiglia in un appartamento più confortevole, all’ultimo piano di un palazzo situato nella stessa via Rodi, raggiungibile con l’ascensore e dotato di una grande terrazza, da cui si può scorgere il mare.

Sono gli anni della piena maturità, densi e sereni, allietati da un tenore di vita più soddisfacente, amicizie, qualche viaggio interessante e, immancabilmente, il ritorno in campagna ogni estate.

I figli intanto terminano gli studi e progettano il loro avvenire.

Virginia e Dario decidono di lasciare l’appartamento di Genova ( dove continuerà ad abitare Laura con la sua nuova famiglia ), e si trasferiscono a Cassana.

Sono ormai gli anni settanta e nascono i nipotini che la nonna accoglie con amore nella sua nuova casa, in mezzo al verde, piena di luce e di sole.

Virginia in cucina, nella sua casa di Cassana

Per loro, quando arrivano, sono pronte le ghiotte sorprese delle buone torte di verdura e di riso, il pane , il cui profumo si spande nell’orto dal forno a legna, le focaccette cotte nei "testi", il castagnaccio , ricamato dalle venature delle foglie che lo avvolgono .

La tenerezza della nonna si manifesta in gesti concreti di premure e servizio e in poche parole di sapienza, maturata nell’esperienza di lunghi anni. Parole che lasciano un segno profondo, anche se dette con tono leggero .

Gli ultimi anni , dopo gli ottanta, sono caratterizzati da sofferenze fisiche sopportate con pazienza e volontà di non arrendersi : cerca di essere attiva e indipendente sino alla fine e conclude la sua vita terrena all’età di novant’anni, vissuti nell’amore e nella dedizione ai suoi cari e confortati da una profonda fede nel Signore

 


Maria Gemma Croxatto

Maria Gemma con i genitori Virginia e Dario

Sono nata il 10 agosto 1932, a Cassana, durante le vacanze estive, come Benito .

Il percorso della mia vita, ormai abbastanza lungo per poter essere visto con occhi sufficientemente distaccati, mi dice che ho sempre cercato di varcare dei limiti, come quello della famiglia ristretta, in un primo tempo, unendomi ad una comunità religiosa dedita all’insegnamento e all’assistenza sociale, in Italia e all’estero.

In seguito, poiché mi è difficile accettare i compromessi e, ancora una volta, i limiti di una realtà non rispondente alle esigenze spirituali più profonde, mi sono riappropriata della libertà di condurre una vita semplice, dedita alla mia professione di educatrice ed insegnante, che ho svolto fino al 1992

Pur amando molto i miei studenti, e cercando di dare il massimo possibile, sono stata esigente nel chiedere da parte loro riscontri puntuali, convinta che i giovani abbiano intelligenza e talento da stimolare e far emergere e ho sempre concepito il compito del docente come quello di chi suscita curiosità intellettuale, e non si limita ad impartire nozioni.

Attualmente, soprattutto da qualche mese a questa parte, ho più tempo disponibile da dedicare agli affetti familiari, ad amicizie, cultura, impegno civico, al possibile aiuto al prossimo, e, non ultimi, ai momenti del raccoglimento e del silenzio, indispensabili per lo studio, la riflessione e la preghiera.

Ma il limite del tempo non è valicabile, almeno finché restiamo in questo mondo; per questo motivo non lo rincorro e quasi me lo lascio fluire addosso, attirata più dalla contemplazione che dall’azione e interessata soprattutto alle cose che veramente contano.

Pur avendo alle mie spalle già così tanti anni, avverto dentro di me, con un po’ di stupore, uno spirito ancora "acerbo", aperto a sviluppi e situazioni nuove, orizzonti di più intensa e completa umanità.

Paragonando la mia vita ad un frutto sull’albero ( mi piacciono le immagini agresti, forse perché sono nata in campagna), vedo che ha avuto una crescita lenta e deve lavorare ancora per colorirsi ed acquistare sapore, ma dovrà far presto, perché l’autunno è già inoltrato…

Nei rapporti con le persone, il mio carattere è incline a privilegiare quelli caratterizzati da una autentica comunicazione.

Ho coltivato alcuni interessi, mentre altri, rimasti fuori dalla mia esperienza, mi hanno sempre attirato: mi sarebbe piaciuto fare il medico di base, aiutare la persone come psicologo o assistente sociale, accogliere ospiti ed amici in una grande casa e cucinare per tutti, e, cosa che risulterà incredibile a chi mi giudica una persona seriosissima, recitare in teatro e ballare….

Sono molto grata al Signore per i molti doni di cui ha arricchito la mia vita e vorrei essere capace di trasmettere, soprattutto alle persone che mi sono più care, la gioia profonda che deriva dal sentirsi amati teneramente da Dio, in modo unico e personale; vorrei regalare a tutti questa affascinante esperienza e consapevolezza, che dà intensità ad ogni momento e ad ogni azione.


 

BENITO CROXATTO

Benito con la moglie Gabriella, a Cassana

Nasce nel 1934, secondo figlio di Virginia e Dario; a Genova compie gli studi classici e si laurea in giurisprudenza.

Dopo il servizio militare, entra a lavorare in Fiat Auto,e si trasferisce a Cagliari, dove conosce Gabriella Raggio.e la sposa nel 1966.

Dal matrimonio nascono in successione: Pierluigi, Laura, Andrea.

L’impiego in Fiat richiede alcuni spostamenti della famiglia, che trascorre vari anni in diverse città : Alessandria, Genova, ancora Cagliari, Brescia, ultima e definitiva tappa.

Nel 1992 va in pensione,e quasi contemporaneamente, i figli prendono la strada della propria vita: Pierluigi sacerdote, Laura insegnante, Andrea al lavoro nelle Poste.

Sarebbe il momento giusto per dedicarsi agli innumerevoli hobbies che da sempre ama e coltiva: la scrittura di poesie e racconti, in lingua e dialetto, dove rivela spiccate doti di umorismo e notevole capacità di cogliere caratteristiche di personaggi e luoghi; la lettura, i viaggi, la montagna…

Ma nascono nuovi impegni sebbene piacevoli, perché è diventato nonno di due vivacissime e graziose nipotine

Sensibile alle necessità di chi ha più bisogno e meno risorse, aperto ai valori della comunicazione, ha fondato e diretto per anni l’Associazione dei Liguri residenti a Brescia, e dà la sua collaborazione nel campo del volontariato.

Brescia è ora la sua città , ma il cuore batte più forte quando, scendendo dalla pianura del nord vede affacciarsi all’orizzonte i monti e il mare della Liguria, sovrastati da un cielo più azzurro . Percorrere le note strade di Genova, addentrarsi nel suo centro storico, rivisitare scorci e prospettive di palazzi e monumenti è per lui un piacere che una o due volte l’anno riesce a concedersi.

E con la stessa cadenza rivede Cassana, luogo delle vacanze estive dell’infanzia e dell’adolescenza. Andrea


LAURA CROXATTO

Laura

Laura è nata a Genova il 17 maggio del 1942. E' la terza figlia di Dario eVirginia, dopo Maria Gemma e Benito.

La sua infanzia trascorre serena tra Genova e Cassana, dove la famiglia si rifugia durante la guerra e dove Laura passerà lunghe e spensierate vacanze estive. Le estati di Cassana sono magiche, come i ricordi dell’infanzia.

Dopo la scuola dell’obbligo, compie corsi di studi tecnici e linguistici che le permetteranno di ottenere un buon lavoro come segretaria alla Siderexport.

Arrivano gli anni '60, epoca di Paul Anka e del Rock and Roll.

Laura conosce Franco Morelli, un giovanotto che abita nello stesso quartiere e che è grande organizzatore e animatore di feste, nonchè apprezzabile ballerino.
Il matrimonio è celebrato il 10 settembre 1965, in una giornata piovosa, ma la sposa sarà fortunata mettendo al mondo due belle bimbe. La prima, Sabina, nasce nel 1969, la seconda, Silvia, nel 1973.

Già dopo la nascita della prima figlia, decide di lasciare il lavoro in ufficio per dedicarsi alle bimbe, al marito e alla casa.

Sposandosi, Laura non ha dovuto cambiare abitazione, perché nel frattempo Virginia e Dario, i genitori, si sono trasferiti a Cassana

Vive quindi ancora in via Rodi, nella casa dal grande terrazzo con vista sul mare, per lei rifugio e passatempo, croce e delizia, come molte cose per cui si prova passione. Il suo pollice verde è innegabile; e il ricordo delle vacanze passate in campagna nutre il desiderio di coltivare piante e fiori, di avere un contatto diretto con la terra.

Il terrazzo vede anche Laura impegnata ad animare feste di compleanno, ad apparecchiare la tavola per le grigliate estive.

Sono anni sereni, passati tra faccende domestiche, la cura delle bimbe e il volontariato nella S.Vincenzo de Paoli. Intanto Sabina e Silvia crescono e compiono i loro studi.

Nel 1994 Sabina si sposa e va ad abitare all'estero.

Internet e la posta elettronica che possono velocemente collegarla con la figlia lontana sono i primi grandi nemici di Laura, che lei si impegna a dominare ma che a volte la tradiscono con i loro imperscrutabili misteri.

Anche Silvia pochi anni dopo raggiunge la sua indipendenza.

Restano gli impegni di volontariato e i genitori anziani che necessitano di assistenza.

Poi, nel 2001, arriva Stefano, figlio di Sabina, e nel 2003 nasce Francesco, figlio di Silvia.

Laura è diventata nonna! Ora i maglioncini hanno altri destinatari, ma i modelli sono sempre gli stessi.

S


ANNA CROXATTO

Anna

Nasce a Genova il 5/12/1945, nello storico appartamento di Via Rodi.

Ultima dei quattro figli di Dario e Virginia, frequenta l’istituto magistrale e successivamente un corso universitario per testista.

Si impiega alla SIP (antenata della Telecom), dove lavora fino alla pensione e in cui svolge anche attività sindacale. Nonostante tutte le feste da ballo –e i numerosi spasimanti- in quel di Cassana, paese d’origine dei genitori e luogo delle vacanze di ogni estate, conosce e s’innamora di Stefano Palmeri, un chimico amante della natura e cultore della filosofia, con cui si sposa nel luglio 1972; vanno a vivere in una romantica casetta ad Apparizione, sulle alture di Genova, che Anna raggiunge sulla sua scoppiettante Fiat 500 beige.

Dopo alcuni anni si trasferiscono in centro città, Via S.Vincenzo e poi Via Galata, dove vivono con le tre figlie Lucia, Giulia e Cecilia e il gatto.

La sua vitalità contagiosa le regala emozioni, davanti alle tradizioni e davanti alle novità, la raccolta dei funghi nei boschi di Cassana così come gli ultimi aggiornamenti sul movimento No Global . Creativa, "affaccendata" , dotata di tipico humor genovese, un’amica con la quale ti puoi confidare e confrontare.

Lauretta


FAMIGLIA DI

ITALO CROXATTO


ELENA VINCENZI

Elena giovane sposa

Nasce a Cassana di Borghetto Vara (SP) il 14/8/1914 da Domenico e Caterina Massolo, penultima di nove figli

Consegue la licenza elementare. Nel gennaio 1934 sposa Italo Croxatto .

Si dedica per tutta la vita, con grande fede religiosa e abnegazione alla cura della sua numerosa famiglia.

Dopo il matrimonio di cinque figli e la morte dell'adorato marito nel 1995, vive con la figlia maggiore Dora, alla Via di Cassana, nella casa dove ebbe inizio la sua vita matrimoniale.

Parlare di una persona, per fortuna, ancora vivente, è a mio avviso difficile. Proverò in ogni modo a farlo. Credo che la caratteristica saliente della vita di mia madre sia stata la generosità, a volte anche smisurata. Prima di tutto generosità verso la vita: mettere al mondo ed allevare sei figli in un intervallo che ha incluso la seconda guerra mondiale, non è stata impresa da poco. La sua generosità è stata smisurata perché, come ha raccontato tante volte, per pensare agli altri, si dimenticava di se stessa fino a sentirsi male. La sua disponibilità si estendeva anche ai vicini ed ai parenti: chi aveva bisogno sapeva di poter contare su di lei.

Attualmente è in grado di muoversi solo all'interno della sua casa ed ha bisogno di assistenza continua, ma da giovane era bella e forte, come testimoniano le fotografie del tempo.

Grandissimo è stato l'amore che l'ha legata a mio padre.

Hanno trascorso la loro vita sempre insieme: mio padre non poteva vivere senza di lei, ed è forse per questo che Dio lo ha chiamato per primo. Grazie di tutto, MAMMA, senza la tua grande generosità io, che sono l'ultima, non esisterei.

Dina

 

Elena, in una foto dell’anno 2000, con Virginia

Anche di nonna Elena, Antonella ci regala un gustoso ritratto.

La nonna ha molti nomi: Momina, Geronima, Monica, che ogni tanto ama elencare con un pizzico di autoironia.

Nel gennaio del 1934 si è sposata con nonno Italo, suo vicino di casa che lei racconta di aver a lungo "spiato" da dietro la finestra… con il risultato di sessantuno anni di vita insieme, sei figli, dieci nipoti, sette pronipoti : un’unione tenera e indissolubile per la vita e oltre.

Penso le sia piaciuta la vita da contadina che ha sempre affrontato con instancabile energia. Non riuscirei a descrivere la nonna se non con la faccia affumicata dal fumo del forno a legna, con le torte, il pane e la focaccia appena sfornate, con un fascio di erba appena tagliata , un coniglio da cuocere nella stufa. Oppure al mattino presto della domenica, affaccendata a fare i ravioli battendo forte con il palmo della mano sul piano di lavoro; o in chiesa, "mi raccomando in orario", a cantare a squarciagola, perché cantare le è sempre piaciuto e senza canti non era una bella messa. Al momento della comunione poi si voltava verso il fondo della chiesa per richiamare con lo sguardo i nipoti "passarle avanti" verso l’altare… Il carattere deciso non le è mai mancato e tuttora non le manca!

La nonna è proprio simpatica anche quando è un po’ irruente nell’esprimere quello che pensa senza troppe mediazioni. E’ una donna di solidi valori . La fedeltà al Signore, giorno dopo giorno, è stata per lei riferimento forte, giorno dopo giorno, per le cose quotidiane e semplici e talvolta dolorose della sua intensa vita.

Antonella


DORA CROXATTO

Dora nasce a Cassana il 22 ottobre del 1934. E’ la primogenita e, un po’ come usava allora e anche per l’importanza che per il nonno aveva far studiare i figli, ha il privilegio di andare a studiare in collegio dalle suore.

Il resto credo sia andato più o meno così……abituata alla libertà della vita di campagna, la rigida disciplina del collegio le risulta insopportabile. Da allora rimane silenziosa, quasi incapace di dire.

Timida e sorridente, e’ una presenza discreta e costante nella vita della famiglia. Ha vissuto sempre a Cassana, aiutando i nonni nelle varie faccende di casa; ora vive con la nonna Elena, sua mamma, come fedele angelo

Antonella


LINA CROXATTO


Lina con la sorella Rita

Lina nasce a Cassana il 31 luglio del 1936. Si sposa con Mario ed ha due figli, Paola e Stefano.

Per quasi quarant’anni anni svolge l’attività di commerciante gestendo con il marito a La Spezia un negozio di frutta e verdura e cercando di conciliare la vita lavorativa con quella di mamma.

Forse anche per le necessità della vita, la zia è una donna concreta ed essenziale; bada alle cose importanti, senza curarsi di quelle che importanza ne hanno poca.

Ha affrontato la vita con coraggio ed umiltà, cercando, a partire dalla realtà, di costruire il meglio possibile……penso ci sia riuscita. Ha due nipoti ormai grandi, Alessia e Andrea e una casa in campagna dove con suo marito si dedica alla cura della terra

Antonella


Piero Croxatto

Piero Croxatto con la moglie Franca

Piero Croxatto, Cavaliere Ufficiale al merito della Repubblica Italiana, nasce a Borghetto Vara il 26 luglio 1938 da Italo e Vincenzi Momina (Elena).

Nel 1963, il 9 novembre, sposa Franca Chiesa, nata il 23 dicembre 1938 a Tarsogno di Parma.

Si trasferisce a La Spezia, dove lavora alle dipendenze dell’azienda trasporti consortile.

Nel 1964 nasce Angelo, nel 1966 Fabrizio e nel 1975 Francesco.

Sulla scia della tradizione familiare, nel 1970 entra nell’ amministrazione comunale di Borghetto di Vara ricoprendo la carica di assessore e vicesindaco e vi rimane alternativamente fino al 2001, quando viene eletto sindaco.

Ricopre altresì la carica di assessore e vicepresidente della Comunità Montana Media e Bassa Val di Vara dal 1973 al 1999 e quella di consigliere provinciale dal 1980 al 1985.

…Un anello della lunga catena familiare che ha la sola pretesa di considerarsi saldamente agganciato a coloro che furono, così come a quelli che seguono, e si spera seguiranno nella partecipazione alla vita sociale, civile e politica per le migliori fortune del nostro paese.

Francesco


RITA CROXATTO

RITA nasce a Cassana il 30 gennaio del 1941

Si sposa con Aldo e nascono Luana e Laura

Si è occupata nella vita della sua famiglia, dalle figlie ai nipoti e poi un po’ di tutti quanti.

Dotata di generosa favella, estroversa e determinata, la zia è capace di trovare una soluzione ai problemi di tutti, occupandosene in prima persona.

E’ un po’ "l’ anti convenzionale" del gruppo; ironica e divertente, ha il pregio di alleggerire la vita con la battuta sempre pronta.

Ha una naturale tensione a migliorare le cose e a cercare di progredire; ha continuato a studiare, quando ha potuto, pur essendo già mamma. Penso le piacciano le cose belle e soprattutto il far star bene le persone a cui tiene.

Ha due nipoti Gianluca ed Andrea, a cui, da brava nonna, ha dedicato tempo ed energie

Antonella


IVANA CROXATTO

Ivana Croxatto

Nasce a Cassana il 12 ottobre del 1942. Di secondo nome si chiama Laura come sua nonna Laurina, perché Ivana, essendo un nome russo, aveva suscitato qualche perplessità nel prete al momento del battesimo. Vive a Cassana sino a quando non incontra Modesto, un giovane dal sorriso aperto e buono.

Si trasferiscono a Genova e, finalmente, nasciamo mio fratello Maurizio ed io.

La mamma si dedica giorno dopo giorno alla sua famiglia, con l’amorevole cura per le persone a cui vuole bene, di cui è capace.

E’ di carattere allegro e risata fragorosa che diventa ancora più squillante nella libertà e semplicità della vita all’aria aperta di Cassana, dove è sempre contenta di tornare.

Mi piace descriverla quando si arrampica "impavida" su un fico perché è ghiotta dei frutti; o con le torte di verdura nel forno, una per me e una per mio fratello.

E anche quando canta, senza stancarsi, la ninna nanna alla nipotina come quando la cantava a noi figli……la bimba poi chiude gli occhi facendo finta di essersi addormentata e appena lei smette di cantare li riapre subito …."canta, nonna, canta ….canta ancora".

Antonella


DINA CROXATTO

Via Via Raffaello Sanzio,18B 56100 Pisa T.050-531915

Dina nasce a Cassana 30 luglio il 1948. E’ l’ultima della famiglia. Trascorre a Cassana gli anni dell’infanzia e poi va a studiare prima a Spezia e poi all’Università a Pisa, quasi un segno premonitore, infatti ci torna a vivere dopo qualche anno con Gianni, suo marito, uomo buono e sorridente e con i loro due figli Matteo e Agnese. Si dedica con cura alla sua famiglia, ai suoi figli nel loro percorso umano e scolastico.

Sensibile e intelligente, per la zia la cultura è un valore; come lo è sempre stata per il nonno, da cui ha ereditato la sensibilità..

La caratterizza il desiderio di approfondire le cose e di cercarne il senso, anche dei valori che le sono stati trasmessi dalla sua famiglia. Primo fra tutti, la fede in Dio, sostegno anche nelle difficoltà della vita.

Antonella


FRANCESCO CROXATTO E LA SUA FAMIGLIA


FRANCESCO CROXATTO
(Cassana 26-61870 - Temuco 18-3-1948)

Francesco Croxatto

Come i fratelli, Francesco partì per il Cile dal nativo paese di Cassana ed insieme con loro lavorò dapprima nel bellissimo negozio "la Gioconda" che il maggiore,Giuseppe, arrivato per primo, aveva organizzato a Valparaiso.

Dopo il terremoto del 1906, Francesco e Davide si trasferirono a Temuco,dove intrapresero una nuova attività commerciale, che, grazie al loro assiduo lavoro, si rivelò molto vantaggiosa e permise ad entrambi di avviare e mantenere agli studi i numerosi figli.

Francesco si sposò con Lorenza Solari , da cui ebbe sei figli : Humberto Osvaldo, Armando, Atilio, Nilda, Olga, Amalia, oggi tutti scomparsi.

Dopo essersi dedicato al commercio per alcuni anni, Francesco, forse memore delle sue origini, sentì forte il richiamo della terra ed acquistò nel sud del paese grandi appezzamenti di terreno, la cui coltura gli procurò una buona situazione economica.

Rimase vedovo in età non più giovanile e si risposò, ma non ebbe altri figli.

Riposa nel cimitero di Temuco, come il fratello Davide, e il suo nome è inciso in una grande lapide che ricorda i defunti italiani soci della "fratellanza", sostenitori di iniziative volte a mantenere legami culturali ed affettivi con la madrepatria.

Amalia, sua pronipote, lo ricorda come una persona molto amabile, solenne nel portamento e anche nell’eloquio (ma questa caratteristica accomuna tutti i figli di Nicolò Croxatto e Luigia Superno) e molto affettuosa.

Dei discendenti di Francesco Croxatto ho potuto conoscere soltanto il nipote René,(figlio di Nilda) che ho visitato nella sua splendida residenza estiva sul lago di Villarica, presso Pucón. Con grande commozione, abbiamo ricordato i nostri vecchi, di cui René ha memoria affettuosa, e abbiamo pregato insieme recitando il Padre Nostro per tutti i componenti della grande famiglia Croxatto.

René Ricasso Croxatto con la moglie Nora e gli ospiti: Hector, Amalia, Alice e Maria Gemma


Bartolomeo Croxatto e la sua famiglia


BARTOLOMEO CROXATTO

(Cassana, 9-04-1872)

Bartolomeo Croxatto

Partito da Cassana anch’egli per avere nella vita maggiore spazio e più grandi opportunità per il proprio progresso personale, si sposò in Cile con Lidia Silva ed ebbe tre figli: Carlos, Inés (di lei non ho particolari riferimenti, ma soltanto lo schema della sua discendenza) e Adriana.

Poche e frammentarie le notizie in mio possesso sulle sue vicende in terra cilena; la figlia Adriana, tuttora vivente, nacque nel 1913 a Curacavì, a sessanta chilometri da Santiago, sulla strada per Valparaìso, il che fa pensare che Bartolomeo, approdato in questa città come i fratelli, si sia spostato verso l’interno dopo il terremoto che la colpì nel 1906.

In seguito visse con la famiglia a Conceptión, dove si dedicò al commercio.


CARLOS CROXATTO SILVA

Carlos Croxatto con la moglie ed Hector

Carlos Croxatto compì i suoi studi a Santiago, dove si laureò in ingegneria. Studente "sobresaliente", vinse una borsa di studio per gli Stati Uniti

Professore di ingegneria idraulica all’ Università, contemporaneamente ebbe un impegno importante nel CORFO, ( Corporatiòn de fomento), organismo statale che si occupò dello sviluppo industriale de Cile nel periodo 1940-1960.

E’ uno dei consiglieri economici del gruppo Angellini, uno dei maggiori del Cile, e, attraverso ENTESA, impegnato nella costruzione della maggior parte delle centrali elettriche del Cile. Ha conseguito il Premio Nazionale di Ingegneria e molti altri riconoscimenti.

Sposato con Blanca Ortùzar, ha due figlie: Blanca e Cecilia.


ADRIANA CROXATTO SILVA

Adriana Croxatto

Adriana dopo la morte di Bartolomeo si sposò con Mario Lavanderos e andò a vivere con lui nel "fundo San Juan", appartenente al padre del marito, nella zona di Temuco. Ebbero tre figli, Sergio ( morto a ventotto anni) Marcia e Moira.

Dopo la vendita della proprietà, Mario lavorò come amministratore di terre e quindi la famiglia si spostò in luoghi diversi, ma nel 1944 doveva trovarsi a Temuco, perché in questa città nacque Moira, l’ultima delle figlie.

***

Mancano riferimenti alla vita di Marcia, abbiamo solo lo schema della sua discendenza.

Moira sposò Jaime Tohá, il quale ricoprì il ruolo di Ministro dell’Agricoltura negli ultimi mesi del governo Allende.

Il giorno che bombardarono la Moneda, Jaime si trovava all’interno dell’edificio. Fu arrestato e internato in un campo di prigionia in un’isola all’estremo sud del Cile ( Isla Dawson) ; dopo un periodo trascorso agli arresti domiciliari, nel 1975 fu esiliato, dapprima in Messico, poi in Mozambico, con la moglie Moira , e i due figli Jaime Mario e Juan José. Adriana ne condivise la sorte. Solo dopo il ristabilimento della democrazia la famiglia poté ritornare in Cile, dove vive tuttora, nell’VIII regione (Conceptión).


DAVIDE CROXATTO E LA SUA FAMIGLIA


DAVIDE CROXATTO
(Cassana,19-10-1875 -Temuco,7-8-1973)

Davide Croxatto con la moglie Angela Rezzio ed i figli Osvaldo,Hector,Arnaldo, Raùl

Quando Francesco Giuseppe che si trovava in Cile già da qualche tempo, scrisse a casa che Valparaíso era una bella città molto simile a Genova e che " la gente gli pareva civilizzata", Davide si entusiasmò e non esitò a partire , sicuro di trovare una situazione non difficile, un lavoro pianificato dal fratello maggiore ; infatti si trattava di un bel negozio che forniva oggetti particolarmente eleganti, apprezzati in Valparaiso che ospitava una colonia inglese e italiana importante, arricchitasi con l’estrazione e l’esportazione del nitrato di sodio, molto sviluppata in Cile in quegli anni.

Giuseppe nel 1903 tornò in Italia,e la conduzione degli affari rimase a Davide e Francesco, ma le forniture continuarono ad arrivare da Milano e Parigi, tramite il fratello maggiore.

Il negozio procedeva nel migliore dei modi, quando, nel 1906, il terremoto , seguito da un incendio violentissimo provocato dal gas, distrusse la città. Tutto il lavoro, tutti i sacrifici dei Croxatto finirono sotto le macerie e tra le fiamme.

Bisognava ricominciare da capo. Davide, con la moglie Angela Rezzio, oriunda di Rapallo, che attendeva un secondo figlio (Hector, che nascerà l’anno seguente) ma già aveva il piccolo Osvaldo di appena un anno, partì in cerca di un nuovo lavoro, avendo compreso che era impossibile ricostituire il negozio senza mezzi adeguati. Fu un lungo periodo di povertà.

Nel 1910, in occasione del centenario dell’indipendenza del Cile, l’economia del paese sembrò riprendersi e una famiglia di italiani, i signori Carozzi, che avevano impiantato una fabbrica di pasta e volevano estendere al sud del paese i loro prodotti, invitarono i fratelli Croxatto , conosciuti come onesti ed indefessi lavoratori, a rappresentarli a Temuco, la città di frontiera.

Il coraggio per affrontare nuove situazioni non è mai mancato alla gente della nostra famiglia e Davide si dimostrò addirittura intrepido : con Francesco istallò un punto di vendita presso la stazione ferroviaria ; la pasta italiana , ancora del tutto sconosciuta in Cile, piacque moltissimo. I pacchetti di carta azzurra che contenevano piccoli anelli di fidelini e i mazzetti di spaghetti e tagliatelle legati con un nastro rosso andavano a ruba.

Dopo qualche anno, avendo conseguito un certo capitale, si resero indipendenti ed aprirono un negozio proprio, in pieno centro della città di Temuco.

Gli affari prosperarono grazie al lavoro indefesso, alla capacità gestionale , al carattere aperto e cordiale di Davide e Francesco. Davide, in particolare, attirava l’attenzione per l’alta statura, comune anche ai suoi fratelli, il portamento eretto, il fare signorile, il modo di parlare solenne, la perfetta educazione.

Il negozio godette sempre di grande prestigio. La puntualità con cui ogni mattina Davide sollevava la saracinesca era diventata un segnale orario ; " devono essere le otto," si diceva, "perché in tanti anni Don David non ha mai ritardato un minuto nell’aprire il suo negozio"

La domenica era dedicata alla comunità italiana in Temuco .

In gioventù aveva praticato la scherma; in seguito il suo svago preferito fu il gioco delle bocce nella " fratellanza italiana". Suonava il mandolino e amava la musica.

Volle che i suoi figli conseguissero una preparazione culturale adeguata alla loro intelligenza, ed affrontò sacrifici perché potessero vivere a Santiago, dove frequentavano l’Università.

Studiare molto era un imperativo morale in casa Croxatto. I ragazzi sapevano che il loro padre anelava a tornare in Italia e poter dare buone referenze dei discendenti nati in America. Parlava sempre con entusiasmo della famiglia di origine, delle generazioni precedenti, tutte di tanti fratelli, dove non mancavano i sacerdoti.

Essi non lo delusero, consapevoli di quanto dovevano al lavoro del padre , che li aveva educati con la fermezza e il rigore delle regole che lui per primo osservava, ed insieme con affettuosa comprensione.

Ancora la famiglia di Davide, con i figli adulti

La nipote Amalia lo ricorda con parole commosse:

"Con mia nonna (Angela Rezzio) apprezzava la musica.

E io ho imparato a conoscere e godere la musica e soprattutto le canzoni italiane e l’opera grazie ai miei soggiorni di tre mesi ogni anno a Temuco dove ascoltavamo musica La nonna ci deliziava con i suoi pranzi squisiti, che erano veri banchetti ogni giorno: per la loro infinita gentilezza e bontà, erano sempre attorniati da parenti ed amici. Anche i loro figli coltivarono tendenze artistiche: lo zio Raùl e mio papà suonavano il violino; Raùl dipingeva all’acquarello ed Ettore in seguito si dedicò alla pittura ad olio.

Il nonno era molto gentile e parlava spagnolo con ottima pronuncia. Ricordo che quando ero piccola, andare con lui all’ufficio postale era motivo di grande orgoglio per me, perché veniva salutato con cerimoniosa cortesia e lui rispondeva con il suo cappello alle personalità . Era molto

amato. Lavorò fino all’età di più di ottant’anni".


RAUL CROXATTO E LA SUA FAMIGLIA

Raùl con i figl i Juan Carlos, Carmen Viola, Rodolfo Eduardo, Ana Maria, Raùl jr., Marta.


Raul Croxatto Rezzio

(Temuco 4 gennaio 1912 Santiago 1904)

Raul Croxatto

E’ nato il 4 gennaio 1912 a Temuco (Cile) , Ma la sua vita professionale si è svolta a Santiago, nella capitale.

E’ il minore di quattro fratelli, Osvaldo, Ettore, Arnaldo, Raùl, figli di Davide Croxatto e Angela Rezzio. Il 10 gennaio 1943 si sposò con Ernestina Ovando, e dal matrimonio sono nati sei figli, che in ordine di età sono : Marta, Annamaria, Raùl Luis, Carmen, Rodolfo Eduardo e Juan Carlos. Compie i suoi studi primari presso il collegio "Santa Filomena" di Temuco, e quelli secondari presso il Liceo di Temuco, negli anni 1920-1928. Successivamente, nel 1929, si iscrive all’università di Santiago, nella facoltà di medicina, dove ottiene la laurea in scienze mediche nel 1935 e il titolo di medico "cirujano".

Durante gli anni di studi universitari frequenta un Corso Superiore di lingua e cultura italiana.

Professionalmente ha dedicato la vita alla ricerca e alla docenza,nella Scuola di medicina della Università Cattolica del Cile in diverse cattedre, principalmente come professore titolare della cattedra di biochimica e professore di chimico-fisica.

Raùl con la moglie Ernestina Ovando

Inoltre ha realizzato numerosi ed originalissimi lavori scientifici, di grande impatto per la salute umana, e lavori di ricerca di alto livello accademico.

E’ stato capo amministrativo del Laboratorio Clinico dell’Università Cattolica del Cile, che si è formato ed organizzato grazie anche alla sua collaborazione ed ha conservato questo incarico fino al marzo 1981.


Marta Croxatto Ovando

Marta Croxatto

E’ nata nel giugno 1944 a Santiago del Cile dove tuttora risiede, figlia primogenita di Raùl Croxatto e di Ernestina Ovando.

Compiuti i suoi studi presso il Collegio delle Madri Orsoline di Santiago, si è diplomata nel 1968 .

Iscrittasi all’ Università Cattolica, si è laureata sviluppando la sua tesi nel laboratorio di biochimica della stessa Università."

Professionalmente, ha svolto la sua attività presso il Laboratorio della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL), e nel laboratorio dell’ospedale dell’Università Cattolica di Santiago.


Ana Maria Croxatto Ovando

Ana Maria Croxatto

Nata il 4 giugno 1945 a Santiago, è la seconda dei sei figli di Raul Croxatto ed Ernestina Ovando.

Vive attualmente in Germania, a Monaco, dove lavora.

I suoi studi, primari e secondari, li ha compiuti presso l’Istitut delle Madri Orsoline di Santiago, fino al 1963. Durante il 1964 ha lavorato come assistente della cattedra di biochimica nella facoltà di medicina dell’ Università Cattolica.

Dal 1965, dopo essersi iscritta alla Facoltà di Pedagogia della stessa Università, si è dedicata contemporaneamente agli studi di germanistica per due anni; subito dopo, e fino al 1970, ha seguito questo tipo di studi presso l’Istituto di Lingue per Interpreti a Monaco, in Germania.

Dal 1970 fino al 1981 ha lavorato come traduttrice alla radio Dienst ( servizio radiofonico di indirizzo cristiano per l’America latina a Monaco ) e dal 1981 fino ad oggi ha svolto l’attività di traduttrice e in seguito di segretaria sia nel centro di produzione e ricerca della BMW, sia nell’area di vendita della stessa impresa.


Raul Luis Croxatto Ovando

Raul Croxatto

E’ nato il 14 giugno 1946 a Santiago, dove tuttora vive ed esercita la sua professione.

E’ il terzo figlio di Raul ed Ernestina. Ha compiuto gli studi primari e secondari nel " Saint George’s College" , appartenente alla congregazione della Holy Cross, terminandoli nel 1964 con la lusinghiera menzione :"cum laude".

Si è poi iscritto alla facoltà di medicina dell’Università Cattolica di Santiago, conseguendo la laurea in medicina nel 1974.

In seguito ha intrapreso e perfezionato studi di Farmacologia, Dermatologia e Immunologia presso l’Università statale e da allora si è dedicato all’esercizio della medicina clinica , fondamentalmente della immunologia, con risultati sorprendenti, che lo hanno incoraggiato a continuare la ricerca in questo campo, cosciente della novità ed originalità delle sue scoperte.


Carmen Viola Croxatto

Carmen Viola Croxatto

E’ nata l’8 agosto 1974 a Santiago del Cile, dove ancora oggi vive.

E’ la quarta figlia di Raul ed Ernestina, ed ha compiuto i suoi studi nel Collegio cattolico delle Madri Orsoline terminandoli nel 1965.

Dal 1967 iniziò a frequentare le facoltà di Pedagogia all’Università Cattolica, optando per esprimersi in lingua tedesca, fino al 1970. Più tardi, nel 1974, inizia a studiare nello stesso Istituto Pedagogia di base, in castigliano, titolandosi nel 1977, con voti distinti.

Il 27 marzo 1968 Carmen Viola si sposa con Rafael Eyzaguirre Philippi, ed ha una bella famiglia, sei figli: Rafael, ( 35 anni, sposato con Paola Bauerle Ewert, tre figli: Nicolas, Sofia e Catalina). Maria del Carmen ( trentatrè anni ), Cristian, (trenta anni, sposato con Maria Pia Donoso Rodriguez), Andrés, ( ventinove anni ), Matìas (ventisette anni ) Francisca ( ventisette anni ).

Carmen Viola è impegnata professionalmente: dirige una istituzione che si propone ricerca, formazione e studi su ogni problema concernente la donna e la famiglia, con speciale riferimento alla vita e alla protezione del bambino che sta per nascere.

Dal 1985 inoltre si dedica alla lavorazione della ceramica, in un laboratorio che produce bellissimi oggetti d’arte.


Rodolfo Eduardo Croxatto Ovando

Rodolfo Eduardo Croxatto

Nato il 26 gennaio 1950 a Santiago, città dove attualmente vive, è il quinto figlio di Raul ed Ernestina. Come il fratello Raul, ha studiato nel Saint George’s College, fino al 1968.

Dal 1969 al 1976 ha studiato presso l’Università Cattolica nella facoltà di Ingegneria Civile, laureandosi con specializzazione in Ingegneria Elettrica.

Nell’aprile del 1977 ha sposato Marta Viviani Zùniga, ed ha sette figli : Maria Paz , di ventisei anni, Felipe, di venticinque, Angela, di ventiquattro, Diego Josè, di venti, Francisco Javier, di diciassette, Tomàs Ignacio, di tredici e Juan Cristòbal di undici.

Nel 1975 ha creato l’ impresa di ingegneria IPROM, che si dedica alla elaborazione di progetti , su disegni di équipes, di accessori per uso medico e per laboratori clinici, e alla loro fabbricazione; questo lavoro lo impegna tuttora ed ha fornito nuovi ed innovativi prodotti per la salute.

Contemporaneamente ha assunto diverse rappresentanze di sistemi automatizzati per laboratori medici, ed ha promosso corsi di specializzazione avanzati per analisi cliniche.

Negli ultimi anni ha frequentato l’Istituto di cultura italiana per conoscere la lingua e la letteratura del paese di origine dei suoi antenati e si è dedicato allo studio della pittura ad olio, sperando di potersi dedicare all’attività pittorica, in alternativa al suo lavoro di ingegnere.


JUAN CARLOS CROXATTO OVANDO

Juan Carlos Croxatto

E’ nato il 13 febbraio 1953 a Santiago, città dove attualmente ancora vive.

Come i suoi fratelli, ha compiuto gli studi primari e secondari nel collegio Saint George’s, dal 1959 al 1970.

Nel 1979 si è laureato in Ingegneria civile presso l’Università del Cile in Santiago, con specializzazione in Ingegneria Idraulica. E’ stato docente universitario negli anni 1979-1981 e 1986-1992 nei Corsi di Introduzione al Progetto e Disegni Generali di Ingegneria Civile.

Attualmente lavora come consulente di ingegneria civile nella specialità idraulica, tramite l’elaborazione di studi, progetti ed ispezioni tecniche di opere, sia per organismi dello stato del Cile,sia per imprese private di utenti dell’acqua ed imprese minerarie. Dal 1988 ad oggi è socio dell’impresa consulente Procivil Ingenierìa Ltda.

FAMIGLIA DI ARNALDO CROXATTO REZZIO


Arnaldo circondato dai figli Amalia, Arnaldo jr, Jorge, Maria Angelica

 

 

Arnaldo Croxatto Rezzio

Arnaldo nacque il 28 luglio 1908 in Valparaìso .

Come tutti i suoi fratelli, si trasferì a Temuco quando il padre Davide si trasferì in questa città per rappresentare una ditta di paste alimentari che aveva sede vicino a Valparaìso e desiderava distribuire i suoi prodotti nel sud del Cile.

Fece i suoi studi nel Liceo di Temuco, contemporaneamente al poeta Pablo Neruda, premio Nobel per la Letteratura. In quel periodo si entusiasmò molto al cinema e quando compì il diciottesimo anno mio nonno Davide gli regalò la sua prima cinepresa.

Era un grande ammiratore di Charles Chaplin e si divertiva molto girando film in cui i suoi fratelli e cugini erano gli attori. Da questa grande passione derivò una bella collezione di scene familiari e ricorrenze: matrimoni, prime comunioni, compleanni,ecc.

Già da allora si rivelava l’innata bontà del suo animo e il grande spirito di servizio che lo contraddistinse sempre.

Al termine degli studi secondari si iscrisse alla Facoltà di Chimica e Farmacia presso l’Università del Cile in Santiago, dove conobbe mia mamma, Amalia Barròn, che frequentava lo stesso corso di studi ed aveva la sua stessa età, essendo nata anch’essa nel luglio del 1908, a Conceptiòn. Si sposarono il 10 maggio del 1933.

Mio papà entrò a lavorare nel Laboratorio Farmaceutico Sanitas, dove lavorava anche lo zio Hector. Lì iniziò la sua brillante carriera professionale, sintetizzando prodotti importanti come il DDT per fare il prodotto TANAX, l’antibiotico CLORANFENICOL, usato per combattere la febbre tifoidea, ed altri medicamenti come GASTROPANCREATINA, tonico PANCADOL ecc.

Essendo per natura molto umile e modesto, non cercò mai di guadagnare soldi e fama, ma, al contrario, gli piaceva attraversare silenziosamente la vita, aiutando lo sviluppo della scienza nel Cile.

Quando l’attività del Laboratorio Sanitas crebbe ed entrò in altri campi industriali, egli si congedò e si fece carico della Società Industriale di Coloranti S.A.

Lì, grazie alla sua creatività, inventò processi industriali per fabbricare aniline tessili.

Tutto questo era frutto di immaginazione ed intuizione, sorrette da pochissime risorse economiche; i brevetti e le tecniche dei processi che paesi più sviluppati già avevano in esecuzione, infatti, costavano troppo per l’industria di un paese come il Cile ed era impossibile comprarli. Queste aniline erano di così buona qualità che ben presto tutte le industrie tessili del Cile le acquistarono.

Parallelamente al suo lavoro nell’industria , entrò come Professore Titolare della Cattedra di Chimica Industriale nell’università del Cile, cattedra che egli stesso aveva creato, perché anteriormente non esisteva . Vi insegnò per trent’anni. Oggi l’aula di Chimica Industriale è intitolata ad Arnaldo Croxatto.

Disgraziatamente, durante il periodo politico che distrusse tutta l’industria cilena (1970-1973), fu venduta a capitale argentino e mio papà fu derubato, perché la vendettero insieme ai brevetti creati da lui e che sono proprietà personali di chi li inventa.

Come era nel suo carattere che non dà molta importanza al denaro, papà lasciò fare, e quando andò in pensione ebbe una rendita persino insufficiente per vivere.

Fu riconosciuto il suo genio come professore universitario, ma, riguardo al suo lavoro nell’industria, altri godettero degli onori e dei compensi che gli erano dovuti.

Mia mamma lavorò soltanto i primi anni dopo che si era sposata, quindi si dedicò ai figli e alla casa. Morì il 23 settembre 1991 di una insufficienza renale che le procurò sofferenze e una penosa agonia.

Dopo la morte della mamma, il papà che la adorava e che dipendeva molto da lei ebbe uno shock psicologico terribile che gli fece perdere la memoria. Come se desiderasse dimenticare per non soffrire tanto.

Noi figli, durante gli anni, abbiamo costatato come regredisse lentamente, fino a non poter camminare. Un anno dopo la morte della mamma, mancò anche il marito di mia sorella Maria Angelica, che si dedicò al papà la cui compagnia consolava il suo grande dolore.

Papà morì il 6 novembre 2003, all’età di novantacinque anni. Le caratteristiche più evidenti della sua personalità sono la bontà, la generosità e l’umiltà. Credo che avesse tanta virtù che il Signore lo premiò nel modo che egli più desiderava: la segreta e profonda unione personale con Dio.

Francisco Mouat Croxatto, scrivendo del nonno in un articolo pubblicato sul "Mercurio", il più diffuso giornale di Santiago, in cui rievocava la sua figura con ammirazione e grandissimo affetto, si è espresso in una felice definizione che ne sintetizza il carattere: "il nonno era la riserva morale della casa".


MARIA ANGELICA CROXATTO

E’ nata il 1° luglio 1934. Ha studiato nel Collegio delle Religiose Passioniste; una delle religiose, Teresa, era sorella della nostra nonna Angela Rezzio, nata anch’essa a Rapallo.

Terminati gli studi secondari, entrò come studentessa di Chimica e Farmacia nell’Università del Cile, dove nostro papà era professore.

Dopo essersi laureata in chimica, si sposò con un altro chimico, José Joaquìn Perez, e partirono per gli Stati Uniti, dove tutti e due lavorarono nel campo della cosmesi, a Pond’s nel Connecticut per cinque anni e quindi si trasferirono a Los Angeles, in California, per altri quattro anni.

Poiché non avevano figli, Mari ( è il suo soprannome ) desiderava avvicinarsi alla sua famiglia di origine, e per questo motivo tornarono in Cile, sebbene fosse per loro molto più utile, economicamente, rimanere negli States.

Suo marito iniziò a lavorare nell’industria cosmetica, rappresentando produttori americani di materia prima, mentre Mari tornò all’università. Lì vinse una borsa di studio per studiare Tecnologia degli Alimenti a San Paolo del Brasile per due anni.

In seguito lavorò ancora all’Università, mentre il marito fondò l’ impresa MAPRIN dove lei, rimasta vedova, lavora con il valido aiuto del fratello Jorge, anch’egli chimico, che è il suo braccio destro.

Maria Angelica è una persona gentile, dolce e buona, molto amata in famiglia e adorata da tutti i suoi nipoti.

E’ molto brava in cucina e ci prepara squisiti piatti con la precisione di una chimica che cura anche i minimi particolari, inventando ricette che ci deliziano tutti.

Possiede una spiritualità profonda, e una grande sensibilità morale ed etica.

La sua caratteristica più nota è la rettitudine e l’attenzione a tutti i problemi della famiglia.

Io le sono molto unita, anche perché abbiamo tanti interessi in comune.

Amalia


 

AMALIA CROXATTO

E’ nata il 25 maggio 1936. Come la sorella Maria Angelica, ha studiato nel Collegio delle Religiose Passioniste.

Entrò nell’Università Cattolica talmente giovane che la differenza di età rispetto a quella dei compagni la isolò un poco : troppo diversi gli interessi.

Il periodo di permanenza nell’Istituto di Scienze Biologiche non fu caratterizzato da un grande entusiasmo, anche perché la scelta della facoltà era stata fatta prematuramente ; tuttavia Amalia portò avanti i suoi studi per quattro anni, seguiti da un anno di laboratorio. Poi, poiché il corso prevedeva ancora un lungo impegno, lo interruppe per sposarsi nel 1956.

Cominciò allora un nuovo periodo della sua vita con Victor Mouat, medico traumatologo, specializzato nella chirurgia della mano, persona squisita, con una bella carriera professionale: direttore di due importanti ospedali ed oggi in pensione, ma ancora impegnato in una clinica privata.

I loro figli: Victor Andrés, impiegato di banca, Cristian Arnaldo, impresario, Francisco, giornalista, Maria Cecilia, architetto ,ed infine, la più giovane, Catalina.

Amalia non ha lavorato nel campo scientifico, per dedicarsi completamente alla famiglia e alla cura della sua casa ; ama i fiori e le piante di cui è esperta, avendo seguito corsi di giardinaggio e progettazione di giardini ; la natura in tutto il suo splendore di colori armoniosi fiorisce anche nei suoi bellissimi ricami, che adornano la casa e per i quali ha ottenuto importanti riconoscimenti.

E’ una donna moderna, colta ed aperta, capace di affrontare i problemi con una visione concreta delle loro proporzioni, dotata di grande sensibilità per l’arte , dalla conversazione interessante e piacevole. Ricca di spiritualità e fede cristiana semplice e profonda, ne ha fatto la base per l’educazione dei suoi figli, che le sono cresciuti attorno regalandole tanti nipotini.

La sua è una famiglia molto unita, e Amalia ne va fiera e ne ringrazia il Signore. Così si esprime in una considerazione, che è quasi il bilancio del tempo passato: "Il mio compito è stato quello di mettere al mondo figli ed essere donna di casa. Mi piace e non me ne pento; ringrazio Dio per tutto quello che la vita mi ha dato e per tutti quelli che mi circondano. Ho avuto una vita meravigliosa."


ARNALDO CROXATTO

Arnaldo è nato il 24 aprile 1940. Ha studiato nel Collegio Saint George’s.

Terminati gli studi primari e secondari, entro’ all’Università del Cile per studiare Agronomia, poiché gli piaceva molto conoscere e praticare l’agricoltura, però in seguito si ritirò per lavorare nell’industria del papà dove gli fu assegnata una mansione amministrativa .

Si sposò molto giovane, a ventitré anni, con Eugenia Alarcòn .

In seguito lavorò per anni in un’impresa importatrice e distributrice di riveste e giornali, ed apprese il metodo della distribuzione a livello nazionale ; volle quindi diventare indipendente, formando un’impresa insieme con due soci.

Attualmente ha intenzione di venderla per andare in pensione e dedicarsi a ciò che realmente gli piace: la terra, i cavalli e la campagna . Ha un terreno a Casablanca dove organizza buonissimi arrosti alla griglia.

Arnaldo è stato sempre un gran lavoratore e mette molta passione in tutto quello che fa.

Gli piace molto viaggiare ed è cordiale ed amichevole.

Ha tre figli: Arnaldo, veterinario, Pablo, ingegnere forestale, Rossana, ingegnere commerciale

Amalia


JORGE CROXATTO

Jorge Croxatto con la famiglia

E’ nato il 16 giugno 1947 ed ha studiato nel Collegio Saint George’s dei Padri Holy Cross.

Ha frequentato la Facoltà di Chimica e Farmacia dell’Università del Cile, con ottimi risultati.

Dopo aver lavorato per breve tempo insieme a papà, fu presto invitato dall’industria Merck a lavorare in questa grande impresa chimica. Rapidamente arrivò ad essere Direttore di controllo della qualità e varie volte gli fu proposto di lavorare nelle filiali tedesche e brasiliane, con importanti incarichi.

Si è sposato con Violeta Akel ed ha avuto quattro figli : Jorge Michel, ingegnere commerciale, Rodrigo, anch’egli ingegnere commerciale, Cynthia, studentessa di disegno, e Valeria Paola, studentessa di disegno industriale.

Quando morì il marito di Maria Angelica, Jeorge non esitò a rinunciare alla sua brillante carriera per aiutare la sorella e si fece carico della gestione di Maprin, e da impresa farmaceutica la trasformò in impresa cosmetica. Attualmente vi lavora accanto a Mari.

Questo è un bellissimo esempio della sua generosità, responsabilità e amore familiare.

E’ un buon padre di famiglia e sarà un grande nonno, quando i suoi figli gli avranno regalato qualche nipotino.

Amalia


 

FAMIGLIA DI HECTOR CROXATTO

Hector con i figli Hector jr, Alice, Horacio

HECTOR CROXATTO

Hector è il secondo ed il più noto dei figli di Davide Croxatto ed Angela Rezzio ; nato a Valparaiso nel 1907, studiò dapprima nel Liceo di Temuco, poi, dal 1924, all’Università di Santiago laureandosi in medicina.

La guida carismatica di Eduardo Crux Coke, suo professore di fisiologia, gli trasmise la passione per la scienza e gli aprì i grandi orizzonti della ricerca, incoraggiandolo ad entrare nel suo laboratorio, dove si aperse per Ettore il mondo magico dell’investigazione ed egli ebbe i primi risultati, riuscendo a sintetizzare la vitamina D e la vitamina C.

Il 31 dicembre 1930 presentò relazione dei suoi studi alla commissione esaminatrice, preceduta da tre dediche : " Ai miei amati genitori, che sono stati il mio più grande stimolo ed incoraggiamento , con immensa gratitudine ed affetto" - " Al professor Eduardo Cruz Coke, mio maestro, che mi fece sentire per la prima volta l’emozione della scienza ".- " Alla mia cara Viola, la più bella illusione e realtà della mia vita ".

Infatti Ettore era fidanzato con Viola Avoni Mendel, che sposò nel gennaio. 1932, in un periodo di grande travaglio interiore, combattuto tra la vocazione di medico e quella, non meno forte, di ricercatore.

Scelse la seconda , con l’approvazione di Viola, che aveva compreso ed accettato il proprio futuro accanto a lui, e gli aveva promesso di aiutarlo sempre, consapevole che la scienza e la cultura non creano denaro e ricchezza ; Ettore le aveva prospettato, quasi un compenso, la possibilità di viaggiare, e questa previsione si realizzò in pieno, perché, di congresso in congresso, i due sposi fecero negli anni per tre volte il giro del mondo.

Hector accettò la cattedra di Fisiologia dell’ Università Cattolica, di cui è oggi Professore emerito.

Autore di centinaia di pubblicazioni, relatore in convegni scientifici nazionali ed internazionali, gli è stato attribuito il Premio Nazionale Cileno delle Scienze, è stato insignito della onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana e di Membro della Pontificia Accademia delle Scienze.

Come i suoi fratelli Arnaldo e Raul è stato un pioniere nel campo della scienza sperimentale in Cile e i risultati del suo lavoro gli hanno ottenuto grandissimo prestigio .

Hector e Viola, a Cassana, con Dario e Virginia,Benito e Gabriella, Laura

Ho avuto la gioia di trascorrere con Ettore un bellissimo periodo di tempo, sua ospite a Santiago e a Roca de Santo Domingo ( il "buen retiro" dove si rifugiava per dipingere ), e di fargli compagnia nelle ore serali, quando i ricordi affioravano spontaneamente, e la solitudine, dopo la morte della moglie, si faceva sentire di più.

Ascoltavamo musica e intanto si dipanava il racconto di una lunga vita, trascorsa nella fascinazione di tanti misteri da scoprire, e dedicata alla scienza. La riflessione che più ricordo fra le tante scaturite dalla sua esperienza, riguarda "el asombro", lo stupore, anzi, la capacità di stupirsi, di meravigliarsi, elemento essenziale dello spirito che guida lo studioso e gli conferisce la forza necessaria a proseguire il suo lavoro di ricerca.

Nel pensiero di Einstein Ettore trova conferma della sua convinzione " Esiste una passione per la comprensione del mondo, così come esiste una passione per la musica. Senza questa passione non ci sarebbe matematica, né scienze naturali.

Lo scienziato, nella sua fatica, persegue un affascinante ideale. Chi è sprovvisto della capacità di stupore di fronte al mistero cosmico, chi non ne ha l’anima incantata e commossa, è già morto, perché i suoi occhi sono chiusi alla vita."

Ettore e Viola hanno avuto tre figli, Hector, Alice e Horacio.


ALICE CROXATTO AVONI

Alice ed il marito Silas, con i loro figli

Alice è nata a Santiago nel 1932, ed ha compiuto gli studi nella Scuola Italiana " Vittorio Montiglio ".

Ha frequentato per due anni la facoltà di Medicina, nella speranza che venisse creata la facoltà di Tecnologia Medica, e successivamente si è ritirata per sposarsi con Silas Smith Saint- Sauveur.

Dal matrimonio, che ha raggiunto nel 2004 il traguardo delle " nozze d’oro ", sono nati otto figli.

Subito appena sposata, Alice si è trasferita a San Josè, a venti chilometri da Chillàn,verso la costa, nella campagna di Cornelio Smith,padre di Silas, di cui il marito dovette occuparsi. Coltivavano e producevano semi di erbe foraggere, l’unico genere che desse buon risultato.

Lì vissero con i figli per diciannove anni, fino al 1971, quando furono espropriati dal governo di Allende e Silas dovette cercarsi un nuovo lavoro.

Privati della loro terra, si trasferirono a Chillan in una nuova casa, adatta a contenere la famiglia di dieci persone.

Silas trovò il tempo di occuparsi di politica,e fu eletto sindaco del vicino paese di San Nicolas, per vari periodi consecutivi.

Oggi Alice è nonna di molti nipoti, che accoglie con grande calore a Chillan, dove arrivano per le vacanze dalla Francia e dagli Stati Uniti, da Santiago e dalle fattorie vicine.

Ma è riuscita anche a realizzare il sogno di una bellissima casa a Cobquecura, di fronte all’ Oceano Atlantico, dove le notti sono allietate dallo splendore di grandissime stelle e accompagnate dal verso dei leoni marini , accovacciati sugli scogli sottostanti; e dove si osservano, attraverso le ampie vetrate, le lunghe teorie di albatri e pellicani in volo verso il sud. E’ un posto di pace e di bellezza, condiviso con amici e persone care.

Dei suoi otto figli, Alice mi ha inviato alcune sintetiche informazioni , che riporto, spiacente che siano limitate al "curriculum"e non ne delineino la personalità.

Silas, nato il 20 gennaio 1955, ha conseguito il diploma di tecnico elettronico ; ha due figli, Alan, di 18 anni e Brian,di quindici.

Carlos, nato il17 settembre 1956; come i fratelli Silas ed Eugenio ha compiuto i suoi primi studi a Chillan, nel collegio del Seminario, quindi, all’Università de Conception, si è laureato in Agronomia. E’ poi partito per "vedere e conoscere il mondo" e ha vissuto alcuni anni. in Francia , dove si è sposato. Tomas e Manuel, gemelli quattordicenni, sono i suoi due figli francesi. Separatosi dalla moglie, è tornato in Cile e si è risposato. Gloria Ortuzar, la seconda moglie, è la madre delle sue due bimbe cilene, Eloisa di otto anni e Noelia, di sei.

Eugenio, nato il 29 novembre 1957, si è laureato in Biologia a Santiago Anch’egli, al termine degli studi è partito senza meta precisa, viaggiando e mantenendosi con lavori saltuari. In Europa si unì al fratello Carlos. Si è sposato in Germania con Andrea Zumteg,vedova, che già aveva una figlia.

Dal matrimonio sono nate due bambine,Jana, di quattordici anni, e Milena, di dodici.

Alice, nata il 30 novembre 1960, come le sue sorelle ha studiato dapprima presso le Suore tedesche di Chillan, in seguito a Santiago dove ha conseguito il diploma di Segretaria bilingue. Dopo aver lavorato alcuni anni nella capitale, si è trasferita negli USA, sposandosi poi con Markus Rodlauer, austriaco, Ha tre figli, Matias, di dodici anni, Andres, di nove e Camilla, di sei. Lavora presso il Fondo Monetario Internazionale, come il marito.

Visita a Cassana di Alice e Markus con Matias e Andres

Cecilia, nata il 15 dicembre 1961, ha studiato Fonoaudiologia in Santiago. Dopo il diploma, tornata a Chillan, si è sposata con l’ingegnere meccanico Mario Ibanez. Ha tre figli: Cristobal, di quattordici anni, Catalina, di undici e Magdalena, di otto. Lavora in una scuola di Chillan.

Gabriela, nata il 19 febbraio 1964. Come Alice,ha studiato alla scuola di Segretariato bilingue e, da subito dopo aver conseguito il diploma, lavora presso il DHL in Santiago.

E’ sposata con Francisco Dias ed ha un bimbo di tre anni, Massimiliano.

Maria Isabel, nata il 22 gennaio 1970. Si è diplomata come segretaria bilingue e, dopo il diploma, ha viaggiato in Europa, trattenendosi in Francia presso il fratello Carlos in occasione della nascita dei due gemelli, per essergli di aiuto. Ha lavorato presso varie banche con varie mansioni ed attualmente è impiegata presso il Banco del Cile

E’ sposata con Patricio Iturria ed ha un bimbo, Sebastian, di due anni e quattro mesi..

Hector, gemello di Maria Isabel, è nato il 22 gennaio 1970. Ha compiuto i suoi studi dapprima a Chillan, poi all’ Università di Conceptión ,in seguito a Santiago, dove si è laureato in medicina. Per tre anni ha esercitato la professione di medico generico nella città di La Calera, a nord di Santiago, ed attualmente ha ottenuto la specializzazione di medico internista presso l’ospedale JoséJoaquin Aguirre.


H ECTOR CROXATTO

Ettore e Marcela, alcuni anni fa, ci hanno fatto una graditissima visita a Cassana., testimoniata da questa foto scattata da Marcela.

Hector, nato a Santiago sett’antanni fa, è medico patologo. Attualmente sposato con Marcela Gaete, anch’essa medico, ha avuto da lei due figli, Matias, di dieci anni e Catalina, di sette.

Lavora presso l’ospedale S. Bernardo. Da matrimoni precedenti, ha avuto altri figli:

Andrés, architetto, di quarantadue anni, che ha tre figli

Maria Paz, quarant’anni, tre figli.

Felipe, di trentuno anni, specializzato in disegno pubblicitario.

Francisca, studentessa di ventiquattro anni.


HORACIO CROXATTO

Horacio Croxatto con il padre Hector, la moglie Ana Maria,

i figli Isabel, Horacio José, Sofia e i nipoti Lucas e Massimiliano

Ha studiato presso l’ Università Cattolica del Cile,laureandosi in medicina nel 1961 In seguito si è specializzato in fisiologia riproduttiva presso l’ Università della California e l’Università Rockefeller

Tornato all’Università cattolica, ha creato un laboratorio orientato a investigare la fisiologia del trasporto di gameti ed embrioni attraverso l’apparato di riproduzione femminile.

E’ co-fondatore ed attuale presidente dell’Istituto Cileno di medicina riproduttiva.

Le sue ricerche sulla fisiologia riproduttiva nei mammiferi e l’applicazione delle sue scoperte per lo sviluppo dei metodi di regolazione della fertilità nella donna e nell’uomo sono state diffuse in più di duecento pubblicazioni.

Ha condiviso la sua esperienza in questo campo in qualità di docente universitario, consigliere, conferenziere e consulente di organizzazioni internazionali che si occupano della riproduzione umana, popolazione e salute riproduttiva, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Population Council ed il Programma di Tecnologia Appropriata per la Salute.

Figura nei registri dei brevetti come inventore di alcuni metodi anticoncezionali, uno dei quali è attualmente usato da vari milioni di donne nel mondo.

E’ stato insignito di una Cattedra Presidenziale in Scienze da parte del Governo del Cile nel 1999 e nel 2002 ebbe menzione distinta per il suo contributo alla libertà di coscienza ed il libero pensiero.

Il Dr. Croxatto è il creatore del progetto PROGREDIRE, che ha l’obiettivo di promuovere la formazione di risorse umane per la Salute Riproduttiva e Sessuale nell’ America Latina e dei paesi caraibici.

Sposato in seconde nozze con Ana Maria Concha, ha avuto una bambina, Sofia, che ora ha nove anni. Horacio, ricercatore di fama internazionale, è perennemente in viaggio, invitato a congressi inerenti alla sua specializzazione.

Dal suo precedente matrimonio, sono nati:

Maria de la Luz, attrice

Isabel, coreografa

Francisco, architetto

Horacio Jose, architetto

Bernardita, studentessa di danza flamenca in Spagna.


FAMIGLIA DI VITTORIO CROXATTO

Alcuni dei numerosi discendenti di Vittorio in Cile


VITTORIO CROXATTO

(Cassana 10.01.1878, Santiago 1968)

Vittorio Croxatto

Anche Vittorio se ne andò in Cile come altri suoi fratelli e tornò a Cassana soltanto una volta, quando, allo scoppio della prima guerra mondiale, fu richiamato in patria con la minaccia che un suo eventuale rifiuto avrebbe comportato l’impossibilità futura di rientrare in Italia e rivedere la famiglia.

Era arrivato a Valparaiso con la moglie Vittorina Bollentini nel 1902, e in quella città, nel 1904, nacque Lucio (Luis), il suo primo figlio.

Dopo il terremoto che distrusse Valparaiso ,Vittorina, ammalatasi, tornò in Italia con Lucio; aspettava una bimba, Emma, che nacque infatti a Cassana nel 1907.

Vittorio, rimasto in Cile, acquistò un vasto podere e diede inizio alla conduzione di un’azienda agricola che prometteva di prosperare.

Ma il temporaneo e forzato ritorno in Italia comportò l’affidamento dell’attività al fratello Bartolomeo, e siccome le cose non andarono bene in sua assenza, Vittorio fu costretto a liquidare azienda e terreni.

Si trasferì allora a Santiago, iniziando un’altra attività: agente di vendita dell’ impresa Carozzi, produttrice di paste alimentari.

Lucio, che era già abbastanza grande quando il padre, dopo la fine della guerra, si imbarcò nuovamente per il Cile, partì con lui e fu ospitato dallo zio Davide a Temuco perché potesse crescere in famiglia.

Vittorio non fece più ritorno in Italia e morì a Santiago nel 1968.


LUIS CROXATTO

(Valparaiso 1904 - Santiago 1972

Luis Croxatto

Luis nacque in Cile e, salvo la parentesi dell’infanzia e della prima adolescenza trascorsa a Cassana, vi rimase, dapprima a Temuco ospite dello zio Davide, poi a Santiago, con il padre Vittorio; lavorò per un’impresa che importava dall’Italia macchine Fiat ed altri articoli, dapprima come dipendente, in seguito come socio minoritario.

Sposò Liliana Gabri, ed ebbe tre figli: Alberto, Lucia, Sergio.

La famiglia si è allargata oggi fino a comprendere nove nipoti e quindici pronipoti, come si può vedere dalla fotografia che li mostra tutti stretti attorno a Liliana, ancora oggi attivissima sebbene anziana, il cui segreto di una vita lunga e serena è l’ottimismo con cui affronta le vicende della vita

Alberto Croxatto
Lucia Croxatto
Sergio Croxatto


EMMA CROXATTO

(Cassana, 1907-1998)

Emma con una nipotina

Vittorio Croxatto e Vittoria Bollentini, genitori di Emma, erano entrambi di Cassana. Nei primi anni del 1900, seguendo l’esempio di numerosi parenti e compaesani, partirono con il primogenito Lucio per Santiago del Cile per migliorare le loro condizioni di vita. Ma quando un forte terremoto colpì il Paese, la famiglia tornò in Italia: Vittoria era incinta di Emma che nacque a Cassana il 17 maggio 1907.

Dopo alcuni anni nacque anche Luigina che purtroppo morì all’età di sette anni in seguito alle ustioni causate da una pentola di acqua bollente che si era tirata addosso.

Vittorio e Lucio – che frequentava allora il liceo classico – ripartirono per Santiago, lasciando a Cassana Emita (così era affettuosamente chiamata) e la madre con il proposito forse di ricongiungersi a loro in un secondo momento ma, pur rimanendo in assiduo e puntuale contatto, non si rividero più.

Emma trascorse a Cassana la sua infanzia e a Cassana frequentò la scuola fino alla terza elementare (ultima classe disponibile in paese) con ottimo profitto: era particolarmente brava in italiano, tanto che la sua maestra la invitava a leggere i suoi temi all’ispettore quando questi si recava in visita alla scuola.

Ormai adolescente, fu avviata a lezioni di cucito: ogni giorno si recava a piedi a Brugnato dove la titolare di una sartoria insegnava ad alcune giovani apprendiste.

Pur vivendo a Cassana, Emma e la madre avevano un legame speciale e particolarmente profondo con la "zia Mumina" (sorella del papà) che abitava con la famiglia a Termine di Roverano: un punto di riferimento, un nucleo prezioso capace di condividere gioie e di offrire valido e affettuosissimo sostegno nei momenti di difficoltà.

Il 22 ottobre 1928, dopo un breve periodo di fidanzamento, Emma si sposò con il dott. Luigi Spontoni, medico condotto a Brugnato e figlio di quella sua Maestra – Maria Jenny Bellando – che tanto aveva stimato e amato. A Brugnato il 24 gennaio 1930 nacque Carlo, il figlio primogenito.

Dopo circa un anno, essendo stata affidata a Luigi la condotta del Comune di Beverino, si rese necessario il trasferimento a Padivarma, dove nacquero Vanda (1932), Marco (1934) e Sofia (1941). Eugenia nacque a Cassana (1939) durante le ferie che la famiglia trascorreva ogni anno presso i nonni paterni.

Perduta la madre a soli 24 anni, Emma, nonostante la sua giovane età e l’inesperienza, seppe far fronte ad una vita impegnativa che imponeva sacrifici: pur aiutata da una persona di fiducia, accudiva ai suoi bambini, provvedeva da sola a cucire i vestiti per sé e per loro, ad eseguire con passione lavori a maglia e ricamo, rispettando al tempo stesso gli estenuanti ritmi di lavoro del marito, pensando alla sterilizzazione delle siringhe e dello strumentario e occupandosi dell’accoglienza dei numerosissimi pazienti e delle persone che ogni giorno arrivavano da ogni parte.

Dopo il 1943, quando la guerra si fece particolarmente vicina e pesante e i bombardamenti non risparmiavano i piccoli paesi disseminati lungo l’Aurelia, il dr. Spontoni decise di lasciare Padivarma e di spostarsi durante la settimana per tre giorni a Beverino e per tre giorni a Corsara, con l’intento di evitare ai suoi pazienti di esporsi a pericoli; la domenica era riservata ai figli più piccoli che restavano a Cassana con i nonni.

La moglie e il figlio Carlo lo seguivano sempre.

Emma aveva una particolare predisposizione per comporre testi: preparava i discorsi per circostanze speciali quali l’arrivo del Federale o del Podestà o dell’Ispettore scolastico oppure l’insediamento del Parroco.

Per la festa della Befana appendeva nel camino le calze dei bambini – figli e nipoti –accompagnandole con dediche e raccomandazioni scherzose sempre in rima. In occasione delle nozze d’oro dei suoi suoceri compose una tenerissima poesia di augurio che gli otto nipotini cantarono per i nonni sull’aria di una vecchia e nota canzone.

Nel 1948 il marito si ammalò di cancro e dovette lasciare la condotta. Fu operato a Genova per ben tre volte: un calvario angosciante senza speranza. Emma restò sola con i suoi cinque figli il 27 marzo 1950.

La sua incrollabile fede nella Provvidenza la aiutò a superare quei momenti dolorosi e a realizzare il grande desiderio che il marito le aveva espresso: portare i figli a conseguire un titolo di studio.

Fu determinante l’aiuto di un carissimo cugino – Emilio Croxatto – che le permise, nell’ottobre del 1950, di trasferirsi a La Spezia in un appartamento di sua proprietà.

Grande dignità, spirito di sacrificio ed una fede incrollabile spinsero questa donna eccezionale a far tutto da sola, senza chieder aiuto, pur essendo consapevole che, se avesse avuto bisogno, avrebbe potuto contare sulla disponibilità sincera di tante persone che avevano conosciuto il marito, figura di medico straordinariamente stimato e amato per le sue capacità professionali e per la sua umanità.

Carlo, ricalcando le orme paterne, si laureò in medicina, Vanda conseguì la laurea in Lingue, Marco, dopo il corso presso l’Accademia Navale di Livorno, intraprese la carriera militare, Eugenia e Sofia divennero Assistenti Sociali.

Questi stessi figli a poco a poco si sposarono e dal 1963 al 1976 le regalarono ben tredici nipoti di cui Emma andava fiera. "Nonna Emma", portato a termine il suo compito, ha goduto anni di gioie meritate, ha amato la sua grande famiglia dalla quale sicuramente si sentiva ricambiata. Fra l’affetto e il rispetto immensi di tutti i suoi cari si è spenta a La Spezia il 19 novembre 1998.


 

LUIGI CROXATTO
(Cassana, 1880 – Genova 1951)

Padtre Giustino dell’Assunta

Luigi Croxatto, Padre Giustino dell’Assunta

Nacque a Cassana l’8 marzo 1880, da Luigina Superno e Nicolò Croxatto. Sei giorni dopo la nascita venne battezzato nella chiesa parrocchiale di S. Michele con il nome di Luigi. Trascorse l’infanzia tra casa, scuola e chiesa come tutti i suoi coetanei, con i quali si divertiva intrattenendosi per ore nei giochi più diversi, o sfrecciando a perdifiato sui sentieri .

A sedici anni, dopo aver ascoltato le parole dei padri Passionisti venuti da Brugnato a predicare la missione in Cassana, udì la voce del Signore che lo chiamava a seguirlo più da vicino nella vita religiosa. La sua vocazione al convento fu molto contrastata dal padre, ma egli tanto insistette che riuscì a strappare il suo consenso. Così nel 1897 professò i voti religiosi e poi si dedicò agli studi di lettere, filosofia e teologia per prepararsi al sacerdozio. Compiuto il servizio militare e terminati gli studi ecclesiastici, fu ordinato sacerdote nell’ aprile del 1904.

La piccola biografia che fu stilata dai confratelli dopo la sua morte lo ricorda così : " Padre Giustino era di statura alta, fronte spaziosa, volto quasi emaciato,gestire signorile e cortese ; s’imponeva a prima vista . Ricco di intelligenza, fornito di buona cultura scientifica e religiosa, poteva impegnarsi nei vari ministeri richiesti dalla vita missionaria, abitualmente con lusinghiero successo. La sua parola scorrevole e corretta, sempre sovrabbondante e fiorita, guadagnava subito le simpatie degli uditori . Conversare con lui costituiva un piacere.

Possedeva carattere impulsivo, sanguigno ; non sempre riuscì a frenare in tempo lo sdegno che gli avvampava il viso davanti agli inconvenienti della vita conventuale e pastorale.

Dotato di grande sensibilità, si commuoveva facilmente ad ogni manifestazione di bontà. Era uomo di personalità spiccata, maturato da lunga esperienza di governo, abile nel maneggio degli affari, provvisto di tutte le qualità adatte a fare di lui un capo e una guida sicura di comunità , e non meraviglia che sia stato sempre superiore fino agli sgoccioli della vita.

Soprattutto fu un religioso esemplare e un ottimo missionario, che onorò con instancabile attività l’istituto dei Passionisti , e la sua figura merita un posto distinto nella storia della congregazione di san Paolo della Croce. "

Dal 1925 al 1931 fu guida illuminata della provincia passionista del nord Italia e in quel periodo fondò tre nuovi conventi : quello di S.Zenone degli Ezzelini, ai piedi del monte Grappa, quello di Genova-Pegli, quello di Genova- Quarto, per le monache passioniste.

E proprio nella foresteria di questo monastero fu ricoverato nel novembre 1949, poiché durante una predicazione, colpito da collasso cardiaco, non poté essere trasportato nella sua comunità.

Vi restò quindici mesi trascorsi nella preghiera , preparandosi all’eternità, come era solito dire. La chiamata del Padre venne il 19 febbraio 1951.

Ogni tanto Padre Giustino tornava a Cassana, per salutare i parenti, o in occasione di qualche festa o predicazione . Si ricorda che in una di queste visite espresse il proprio rammarico per non aver saputo trasmettere a qualche nipote l’entusiasmo, che lui sentiva fortemente, per la bellezza della vita religiosa.

Proprio nell’anno della sua morte, però, veniva ordinato sacerdote Don Bruno Vincenzi, il primo di tre sacerdoti suoi pronipoti, tutti discendenti del fratello Francesco Giuseppe, successivamente consacrati al servizio di Dio e della Chiesa. A don Bruno seguirono, negli anni, Don Orazio Lertora e Don Pierluigi Croxatto.


ANGELO CROXATTO

(4–05–1882 Cassana 1960)

Angelo Croxatto, il caro "zio musica"

Lo zio Angelo lo chiamavamo anche lo zio "Musica" a causa di una delle due imprecazioni ( l’altra era in spagnolo, perché lui parlava ben sette lingue !) che gli sfuggivano ogni tanto.

Arrivava d’estate a casa nostra, nelle prime ore del pomeriggio, perse nel caldo e in quel silenzio che il ronzio delle mosche e il canto delle cicale rendeva più assoluto.

Passando, come sempre, dal retro, chiamava sua sorella : " Mumina ! " . E sempre, invariabilmente, arrivavano le stesse esclamazioni in risposta: " Me frae Angiulettu ! Me barba Angiulettu " !.

Entrava in cucina, vestito di scuro, con una camicia candida di bucato e profumata di lavanda, senza colletto perché di colletti da applicare non ne aveva più da tempo, ma perfetto con il suo gilet e la giacca piegata sul braccio, dalla cui tasca saltava sempre fuori un pacchetto di caramelle per noi bambini.

capelli di un candore assoluto e due occhi difficili da descrivere ma impossibili da dimenticare, parlava per ore con la sua amatissima sorella.

Era stato in America del Nord e del Sud (un suo zio era agente per l’emigrazione in America) e una volta, di ritorno da uno di quei viaggi in cerca di fortuna, era arrivato in calesse, con sette bauli colmi di elegantissimi vestiti. Voleva prepararsi al matrimonio con una ragazza, una delle "Micùe", di cui era innamorato, ma questo matrimonio, ahimé, non s’aveva da fare. A Luigia Superno, mamma di Angelo, la fidanzata non piaceva proprio, e una volta, per cacciarla dalla cantina, ( uno dei pochi luoghi che consentissero un minimo di intimità), dove sorseggiava un po’ di vino in compagnia dell’innamorato, la inseguì con la scopa, e lei scappava, saltando i poggi : la lunga e vaporosa gonna, sorretta da cerchi, si gonfiava ad ogni salto che li allontanava per sempre…

Fu così che lui non sposò nessun’altra. Lo zio Angelo cantava pezzi d’opera perché ne conosceva molti e aveva una bella voce, mentre lavorava nei campi o quando, sul terrazzo di casa sua, davanti ad un frammento di specchio murato alla casa, si faceva la barba.

Era un tipo avventuroso: era stato anche in Turchia, per acciuffare un socio che l’aveva imbrogliato. Non fece mai fortuna, anzi finì la sua vita in assoluta povertà, andando a lavorare "in giornata" finché poté farlo, ma queste avversità non intaccarono mai la sua innata signorilità, il suo spirito arguto, la sua grande intelligenza.

(Anna, dai ricordi di Sergio Ricci )

Voglio aggiungere alle parole di Anna due immagini dello zio una ricavata dai miei personali ricordi e l’altra frutto di un racconto di Hector durante la mia permanenza a Santiago

A distanza di più di cinquant’anni, vedo ancora lo zio sulla terrazza della casa della Via, in visita alla cognata Laura Spontoni e a tutti noi nipotini, nelle estati assolate delle nostre vacanze. Lo aspettavamo, perché ci portava ogni volta le "mentine" di zucchero di tanti allegri colori e ci faceva divertire.

Infatti, quando era il momento di bere il vino fresco di cantina che la nonna gli offriva, teneva il bicchiere a calice sul palmo della mano, (che pure gli tremava un po’, per via dell’età) stando diritto su una gamba sola e addirittura sollevando l’altra all’indietro, per dimostrare che era sobrio.

Ma i suoi occhi ammiccavano sornioni.

In Cile non aveva avuto fortuna e spesso il fratello Davide gli dava qualche aiuto in denaro.

Angelo, che pure avrebbe dovuto usarlo per necessità personali, non resisteva al desiderio di regalare qualcosa a sua volta, e, per esprimere la sua gratitudine, tornava indietro con un gran mazzo di fiori.

Era così, generoso e gentile. Non conosceva la grettezza del calcolo; il suo comportamento sconfinava spesso in atteggiamenti ritenuti bizzarri, che, per chi lo conosceva bene, rivelavano invece l’animo di un vero signore.


MARIA GERONIMA CROXATTO

GERONIMA ( Momina ) CROXATTO
(Cassana 1887 - Termine di Roverano 1977)

Nacque a Cassana, nella casa di Corneto, il 26 luglio 1887, ultima dei figli di Nicola Croxatto e Luigia Superno, unica ed amatissima sorella dei suoi sette fratelli maschi.

L’infanzia e la fanciullezza trascorsero probabilmente nella serenità della vita domestica, e furono anni di formazione oculata ed amorevole da parte della madre Luigina, che le trasmise i valori che informavano la sua vita, la fede religiosa, l’attenzione per le necessità delle persone meno fortunate, ma anche la fierezza e dignità di carattere e di comportamento, la consapevolezza di sé che, pur non escludendo l’umiltà, imponeva rispetto.

Momina era molto bella, di ottima famiglia, e perciò corteggiata dai giovani di Cassana che non vedevano di buon occhio le visite di Dario Ricci, pretendente " foresto ". Si racconta che l’innamorato fosse costretto a compiere il tragitto Termine di Roverano-Corneto armato di pistola, per proteggersi da eventuali aggressioni dei rivali , determinati ad osteggiarlo in ogni modo.

Quell’unico ostacolo al matrimonio fu però superato con l’amore e la determinazione e la sposa si trasferì in casa Ricci, felice di vivere sotto il santuario dedicato alla Madonna, meta di pellegrinaggi da tutta la Val di Vara, specialmente durante le feste celebrative dell’apparizione, il 7 e l’8 settembre di ogni anno,quando gli ulivi attorno al santuario fioriscono fuori stagione, in modo del tutto straordinario.

Collaborò nella conduzione di un negozio di generi alimentari gestito dalla famiglia del marito; ma solo per poco tempo, perché la sua prodigalità nell’aiuto dei bisognosi a cui dava generosamente e gratuitamente, non le permise di continuare (avrebbe compromesso i proventi del lavoro); intanto erano arrivati i figli Italo, Luigina, Dario e Annamaria, e con loro, nuove occupazioni e responsabilità.

L’affetto di Momina per la famiglia allargata dei fratelli e dei parenti , e la cordialità verso gli amici fece della sua casa , negli anni, un luogo d’incontro , di riferimento , di accoglienza per chi , venendo dall’America , desiderava conoscere o rivedere il paese d’origine e per chi si fermava da lei per una visita anche breve, ma sempre improntata a così grande calore e spontaneità che l’ospite ne rimaneva incantato.

La zia Momina con le figlie Luigina e Anna Maria ed Hector in visita in Italia

Durante le feste della Natività di Maria che si celebrano al santuario di Roverano l’appuntamento con "la zia del Termine" (a lalla du Termu) era prassi consolidata . Ed era bello sentirsi accogliere con tanta gioia


La Generazione dei nostri nipoti

I nipoti di Dario Croxatto e

Virginia Vincenzi


DON PIERLUIGI CROXATTO

Don Pierluigi, nel giorno della consacrazione

Sono Don Pierluigi Croxatto, sacerdote diocesano consacrato a Brescia il 14 giugno 1997, grazie ad una vocazione che mi ha piacevolmente e sorprendentemente cambiato la vita, quando ero già un giovanotto dedito agli studi universitari.

Una vita, per la verità, già insaporita da qualche modesta soddisfazione realizzata nello sport e nello studio della musica.

Sono nato a Cagliari il primo marzo 1967 e anch’io, insieme con i miei genitori e fratelli Laura e Andrea, ho vissuto in diverse città. Alessandria, Genova, Cagliari ; quindi tante scuole, tanti amici conosciuti, persone che hanno condiviso con me uno spicchio di giovinezza, ma che poi ho perso di vista.

A scuola non ho incontrato problemi : ho sempre avuto passione per le materie tecniche alle quali mi sono dedicato volentieri e con un certo profitto, fino a conseguire con buoni risultati la maturità, nonostante le immaginabili difficoltà per il trasferimento da Cagliari a Brescia avvenuto pochi mesi prima.

Gli indimenticabili periodi trascorsi a Cassana, le gioie e le spensieratezze con amici e cugini sono oggi un piacevole e significativo ricordo.

Quando penso alle cose che hanno segnato maggiormente la mia vita,avverto forte il desiderio di esprimere grande riconoscenza alla mia famiglia per l’ambiente sereno nel quale mi hanno fatto crescere e per aver assecondato i miei desideri e passioni : mare, montagna, cultura, legami affettivi nel parentado allargato, ecc. Poi la scelta di entrare in seminario che in un primo tempo ha lasciato i miei familiari decisamente spiazzati.

In seguito, con il passare del tempo, hanno capito. Dagli esami di geometria e analisi di ingegneria sono passato al latino, alla filosofia, alla teologia.

Un oceano fino ad allora sconosciuto mi si spalancava dinanzi con tutta la sua potente carica seduttiva. Ancora adesso ne sono inebriato!

La mia prima S: Messa l’ho celebrata il 15 giugno 1997 nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista a Brescia.

Di lì a poco i primi incarichi : innanzi tutto in oratorio, a tempo pieno con la gioventù, parallelamente nella cura di alcuni servizi predisposti dagli uffici di curia.

Oggi sono vice parroco a Villa Carcina ( Brescia).


Laura Croxatto
(Cagliari, 22-0-1-1969)

Laura,(Lauretta,per evitare omonimie) in un momento di riflessione intensa…

Laura, per i familiari Lolla, è una dolce ragazza dai capelli rossi ricci e dagli occhi azzurri sognanti.

E’ figlia di Benito e Gabriella Raggio, papà ligure e madre sarda.

Nata a Cagliari, ha vissuto con la sua famiglia un’infanzia itinerante, sulle vie tracciate dai trasferimenti richiesti dal lavoro del padre. Dopo Cagliari, ha vissuto per alcuni anni ad Alessandria, poi a Genova, dove ha frequentato le scuole elementari, quindi ancora a Cagliari. Infine a Brescia, dove abita tutt’ora, ha conseguito il diploma di scuola media superiore e la laurea in lingue moderne ( inglese e tedesco ) presso l’ Università Cattolica. Insegna inglese nelle scuole medie, con orario serale.

Laura è una ragazza estroversa e possiede un forte senso dell’umorismo e una grande ironia. Riesce a trovare il lato comico o assurdo nella vita di tutti i giorni , a riderci su e a far ridere gli altri con battute improvvise e fresche.

E’ una ragazza dalle mille risorse : attiva e parsimoniosa, non sa stare con le mani in mano .

Quand’era studentessa e animatrice scout, suonava la chitarra, cantava in un coro e faceva la guida turistica in Italia e all’estero ; in seguito ha continuato ad accompagnare i turisti per lo più tedeschi alla scoperta di Brescia e ha iniziato a suonare il pianoforte ; da sposata, ha deciso di avere subito i figli.

Abita con il marito Stefano Ghedi e le sue bimbe Maddalena e Caterina in una mansarda in campagna non lontano da Brescia.

Nei momenti liberi (ma dove li trova?) ama coltivare le arti minori: punto croce, découpage, decorazione della casa.

Sabina


 

Andrea Croxatto
(Cagliari 12-01-1971)

Andrea Croxatto

Andrea è nato il 12-1-1971 a Cagliari, terzogenito di Benito Croxatto e Gabriella Raggio, dopo Pierluigi e Laura. Dopo aver seguito la famiglia in giro per l’Italia a causa dei trasferimenti del padre per motivi di lavoro, alla fine Andrea si è stabilito a Brescia dal 1984. Dopo due anni ad Alessandria, Genova : pomeriggi trascorsi a giocare in Piazza Palermo, la scuola elementare Barrili, la presenza degli zii e dei cugini, l’attaccamento alla squadra calcistica del cuore, il Genoa.

Poi il trasferimento a Cagliari. Nuove amicizie, i numerosi parenti, le prime avventure con gli amici del quartiere.

Aria di mare, vento forte,sole implacabile e bella gente..

Poi, improvvisamente, la partenza per Brescia, città industriale, frenetica, laboriosa.

Terminati positivamente gli studi alle medie superiori con la qualifica di arredatore, Andrea alternava i momenti di studio e disegno tecnico( ma la sua passione di adolescente era il disegno a mano libera) con fantastiche giornate con gli amici all’oratorio.

Ben inserito a Brescia, oggi Andrea lavora alle Poste, dopo aver provato i più svariati impieghi , a tempo determinato. Ha al suo attivo esperienze significative nel volontariato e nel sindacato.

E’ sempre stato invitato ai matrimoni di tutti i suoi amici, eppure lui è rimasto…single. Iscritto all’albo dei pubblicisti, dal 1998 collabora al quotidiano " Il Giornale di Brescia" e scrive racconti.

Andrea non dimentica Cassana, dove ha passato gioiosi momenti d’infanzia, con i nonni e i cugini, e tuttora, seppur raramente, continua ad andarci, per staccare la spina dalla frenetica città.

Sempre molto legato ai parenti sardi e liguri, Andrea, anima poetica e tranquilla, appassionato di calcio e tennistavolo, di cinema e di belle letture di romanzi, quotidiani e fumetti, nonché del centro storico di Genova, continua a vivere a Brescia (ma la fede calcistica è sempre rimasta genoana), in attesa di altri sviluppi. Quali ?


SABINA MORELLI
(Genova 9-07-1969)

Sabina con il piccolo Stefano

Nasce a Genova il 9 luglio 1969. Comincia a suonare il pianoforte prendendo lezione privatamente da un’insegnante che abita nel suo stesso palazzo, in Via Rodi 10. Frequenta l’istituto magistrale e, contemporaneamente, prosegue gli studi musicali in Conservatorio, diplomandosi in pianoforte.

Si impegna attivamente nel gruppo scout della sua parrocchia di Albaro dove, fra l’altro, conosce il futuro marito, Guido Ricci, anche lui scout appassionato.

Decide poi di continuare gli studi iscrivendosi alla facoltà di lettere moderne; nel frattempo, superato il concorso magistrale, ottiene la cattedra di maestra a Serle, in provincia di Brescia, dove insegna per alcuni anni.

Nell’estate del 1994 convola a nozze con Guido: si tratta di un doppio addio: al nubilato e a Genova, poiché la coppia si trasferisce in Lussemburgo, dove Guido già lavora, dopo aver superato un concorso per la Comunità Europea.

Da lì, dopo qualche anno, si spostano a Bruxelles, sempre per motivi di lavoro. Sabina si iscrive ad una scuola musicale di perfezionamento e nel tempo libero impartisce lezioni private di pianoforte.

Nell’ottobre del 2001 adottano un bellissimo bambino di due mesi, originario di Bogotà, Stefano.

E’ una persona serena e rasserenante, creativa e dotata di uno spirito artistico e sensibile.

Vive senza fretta ed è probabilmente questa caratteristica che le consente di assaporare ogni momento della sua vita.

Lauretta


SILVIA MORELLI
(Genova 12-06-1973)

Silvia con il piccolo Francesco

Silvia è una bella ragazza con i capelli lunghi e rossi e gli occhi verdi.

E' nata a Genova il 12 giugno 1973, figlia di Laura Croxatto e Pierfrancesco Morelli
Quando era bambina portava la frangia, aveva un bel visetto lentigginoso e il nasino alla francese.
Fin da piccola ha sempre dimostrato un grande amore per gli animali, di ogni genere e famiglia, ad eccezione delle cavallette: di quest'ultime anzi ha sempre avuto una grande paura, tanto da procurarle ansie e incubi notturni; affrontava gruppi di ragazzi molto più grandi di lei per difendere un piccione dalle loro sevizie.

Grandicella, ha raccolto per strada passerotti caduti dal nido, ha trovato un padrone a cani abbandonati e da
grande ha finalmente avuto una cagnolina tutta per sè.

Oltre che agli animali si è dedicata alla pallavolo e ha frequentato per qualche anno un gruppo scout. In seguito, al liceo, ha trovato buoni amici tra i compagni di scuola e ha imparato a suonare la chitarra, ottima cosa per chi ha una bella voce come la sua.

Da ragazzina amava molto la musica di Madonna, ma poi ha preferito cantanti più impegnati come Eugenio Finardi, poi i psichedelici Gong e più avanti il rock di Frank Zappa. Dopo alcuni anni alla facoltà di lettere, ha deciso di rendersi indipendente e di iniziare a lavorare, andando a vivere con un'amica, nel centro storico di Genova.

Si occupa di persone con problemi psico-fisici come assistente ed educatrice. Il suo lavoro le piace anche se a volte deve lavorare di notte.

E' una ragazza molto generosa, che vive i rapporti di amicizia in modo profondo e ama essere schietta con le persone. A volte è un po' lunatica, e per avere un buon dialogo con lei è meglio evitare di telefonarle al mattino presto quando non lavora

Silvia è diventata mamma di un bel bimbo dai capelli rossi, che ha chiamato Francesco, il 2 aprile 2003.

Sabina


LUCIA PALMERI
(Genova 2.06.1976)

Lucia Palmeri è nata a Genova il 2 Giugno del 1976.

Ha studiato medicina all’ Università di Genova, ha una vita piena di impegni, di amici, di interessi e di passioni tra le quali la Psicologia, materia in cui si sta specializzando, e la scultura, ma in genere è sempre stimolata dalla possibilità di esperienze nuove, come se volesse mettersi alla prova o come se temesse di poter perdere qualcosa non cogliendo tutte le possibilità che si presentano sulla sua strada, non sperimentando il più possibile .

Ho sempre visto Lucia come una persona con una grande energia, una grande sensibilità dentro si sé, una sorta di luce che si manifesta in tutti gli aspetti della sua vita, nella sua creatività, nella sua profondità, nella sua forza , nella sua gioia e nella sua tristezza, nella sua ansia e nel suo nervosismo, nella sua rabbia e nella sua lunaticità e questa sorta di luce, proprio per la sua grande forza, a volte la opprime e la confonde ma spesso riesce a farla splendere.

Forse, appena riuscirà a trovare il miglior modo per "usarla", appena riuscirà ad imboccare il suo cammino verso il quale forse quest’ energia cerca di condurla ( e verso il quale forse la sta già conducendo), potrà essere una persona luminosa e straordinariamente completa.

Giulia

Le tre sorelle Giulia,Lucia e Cecilia


 

Giulia Palmeri (Genova 19/12/1978)

Giulia è nata a Genova il 19/12/1978.

E’ stata una bimba allegra e canterina, poi, all’epoca del liceo e del forte impegno che lo studio delle lingue classiche richiede e impone, sembrava che il suo carattere si fosse incupito, ma era solo voglia di cambiare, unita al naturale "Sturm und Drang" psicologico di ogni adolescenza pensosa.

Pausa negli studi, quindi ripresa e conseguimento del diploma di scuola superiore. Un terribile incidente interrompe la vicenda universitaria appena iniziata
Poi, ancora, romanticamente, il fascino dell’ "altrove", di un diverso orizzonte e di una realtà sconosciuta da affrontare, come per una sfida a se stessa, attirano con forza Giulia che trascorre un anno in Messico, impegnata in una organizzazione internazionale per la salvaguardia della natura.

Poco dopo il ritorno in Italia, la vita le regala un motivo fondante e dolcissimo per andare avanti, non più in fuga, ma verso mete di gioia, su altre strade ancora, con l’intelligenza e la sensibilità che le è propria: il sorriso del suo bambino, il piccolo Santiago che ci delizia tutti e che tanto le somiglia.


Cecilia Palmeri (Genova ,2 05 1985)

Santiago con la zia Cecilia e la nonna Anna

E’di carattere dolce e sensibile, ma dotata di volontà tenace. Dopo aver terminato il liceo linguistico con ottimi voti, si è iscritta alla facoltà di scienze psicologiche, per cui ha molto interesse e la sua carriera universitaria prosegue in modo soddisfacente.

Cecilia vive i non pochi vantaggi di essere l’ultima di tre figlie, ( maggiori spazi di libertà, che sa gestirsi con buon senso), ed ha in comune con le sorelle alcuni aspetti del carattere: estremamente sensibile, come Lucia; simile a Giulia in certi abbandoni alla pigrizia che le fanno prediligere i divani e le soste sonnacchiose davanti alla televisione.

E’ la zia prediletta ed affettuosa di Santiago, suo compagno di giochi durante le pause dello studio.

E poiché apprezza la buona tavola ed ama molto cucinare, "da grande" le piacerebbe aprire un ristorante.


I nipoti di Italo Croxatto ed Elena Vincenzi

Antonella Bono presenta i suoi cugini ed, in particolare, il fratello Maurizio




ANTONELLA BONO


Antonella Bono

Di tutti noi nipoti, Paola, Luana, Laura, Stefano, Maurizio, Fabrizio, Antonella, Matteo, Francesco, Agnese, Cassana è il comune denominatore; da lì siamo partiti con la storia dei nostri genitori, lì abbiamo trascorso gran parte delle vacanze estive da bambini e ragazzini, e lì torniamo da adulti con i nostri figli. L’area di casa si sente già dal bivio di Borghetto e il legame profondo con la propria storia in ogni pietra della casa dei nonni.

Sarei in difficoltà a descrivere uno per uno i miei cugini, un po’ perché sono tanti, un po’ perché la lontananza di abitazione e le diverse strade della vita, mi hanno sicuramente fatto perdere dei pezzi. So per certo che siamo delle buone persone, che siamo impastati di valori comuni e che condividiamo il profondo legame con i nonni e con Cassana.

L’esperienza della vita a Cassana, seppur per brevi periodi, è stata per tutti noi formativa.

Nella casa dei nonni c’era spazio per tutti; si sperimentava la vita di comunità e una bella sensazione di protezione e di appartenenza ad una famiglia numerosa e variopinta.

Per noi nipoti, abituati a vivere in città per gran parte dell’anno, stare a Cassana significava anche trovare la libertà di stare all’aperto in un ambiente famigliare e fidato insieme agli altri, alla Cappella o per i campi; difficile, anche ora da grandi, sopportare gli spazi stretti e stare in mezzo al verde ogni tanto è davvero una necessità.

Cassana è anche il luogo dei riti, della messa della domenica "cascasse il mondo", delle processioni di San Rocco, dei preti vestiti di nero che benedivano noi bambini e mangiavano a tavola con i nonni e i grandi.

E della cucina al centro delle attività quotidiane, di quella bella dispensa con tutti i salami appesi e ricca di ogni ben di Dio; da mangiare ce n’era sempre anche senza comprare nei negozi.

Cassana è anche il luogo del lavoro per i genitori, della terra da coltivare per avere i prodotti genuini o il vino buono. Non avendo vissuto le epoche in cui coltivare la terra era un lavoro, noi ne abbiamo assorbito gli aspetti più belli: la vendemmia fatta tutti insieme, il trattore del nonno (sempre citato da noi nipoti nei pensierini a scuola) e in generale il rapporto con i boschi, i campi e gli animali.

I pronipoti di Italo e Elena sono già sette, Alessia, Andrea C, Gianluca, Andrea B., Gloria e Rossella Croxatto, e dulcis in fundo, la piccola Bianca e auguro a loro e agli altri che arriveranno di aver la fortuna di respirare la stessa atmosfera.


Maurizio Bono

Maurizio Bono

Maurizio Bono, figlio di Modesto e Ivana Croxatto, nipote di Italo Croxatto ed Elena. E’ nato a Genova il 13 dicembre del 1965, nel giorno di Santa Lucia e quindi, come dice la tradizione, con gli occhi grandi.

Vive a Genova con sua moglie Carla e la loro bambina di un anno e mezzo di nome Bianca.

Come tutti noi nipoti, ha trascorso gran parte delle vacanze estive a Cassana nella casa dei nonni, vivendo la vita di campagna, imparando usanze e modi di dire della gente di lì e, soprattutto, assorbendone i valori più profondi.

Per primo il valore del lavoro, con la buona volontà e l’umiltà che richiede; da ragazzo si è adattato a fare un po’ di tutto pur di lavorare, con la praticità nelle cose che lo caratterizza; fino a trovare il lavoro "serio", nell’ambito per cui ha studiato, che è ancora oggi la sua attività.

Mi piace descriverlo come un tipo un po’ "rustego" nei modi, cioè poco legato alla forma, e in questo un tipo un po’ di campagna ma schietto, essenziale e divertente. E soprattutto molto generoso; difficilmente si tira indietro se c’è da dare una mano a qualcuno, che sia un parente o qualcuno incontrato per strada.

Aperto alle persone e alla diversità, condivide con sua moglie la passione per i viaggi. Credo si sentano a casa in ogni parte del mondo.


FABRIZIO CROXATTO

Fabrizio con la moglie Antonella e le figlie Gloria e Rossella

Nato in una tempestosa domenica mattina e più precisamente il 18 settembre 1966 dimostrai da subito di essere un pezzo grosso ed al volo capii, affacciandomi alla vita, che per farmi largo avrei dovuto sforzarmi, spingere con tutte le mie forze fino a piangere.

L’infanzia e la pubertà felici trascorse all’ombra di due campanili (di Cassana e della Chiappa a La Spezia) sono state scandite da una carriera scolastica che tra alti e bassi si è felicemente conclusa con il diploma di ragioneria.

Fu dopo poco che vinsi una vacanza premio a spese dell’Arma Azzurra, dodici mesi di passeggiate e pastasciutta, quel tanto che bastò per imparare che gli Alpini ed i Bersaglieri, nostri fratelli, dopo di Noi sono i più belli; conclusi quell’ irripetibile periodo con il grado di Primo Aviere.

Il mio periodo fortunato continuò con la vincita del concorso nella locale azienda di trasporti pubblici dove attualmente mi occupo delle biglietterie aziendali.

Tra una cosa e l'altra poi, sono riuscito a coronare il mio sogno d’amore con la brianzola Antonella la quale, per riconoscenza, mi ha allietato con due bellissime bimbe: Gloria e Rossella.

Da quel momento, visto che lavoravo anche per la Gloria, ho voluto adornare la mia esperienza terrena con l’impegno nel sociale, è stato così che sono stato eletto nel Direttivo Provinciale Cisl Autoferrotranvieri.

Non pago di ciò e trovato naturale, direi genetico, l’impegno politico entrai a fare parte del Comitato Provinciale dei Popolari prima e nell’Assemblea Provinciale della Margherita poi, dove tuttora opero e mi divido con l’impegno del Direttivo Comunale di La Spezia.

Con queste premesse trovai allettante potermi "pesare" nelle ultime elezioni comunali dove sono stato eletto nella seconda Circoscrizione e dove, attualmente, ricopro oltre alla carica di Consigliere anche quella di Presidente della Commissione Lavori Pubblici.


 

FRANCESCO CROXATTO



Francesco con la moglie Daniela

E’ nato a La Spezia il 15 ottobre 1975, da Piero Croxatto e Franca Chiesa.

Fin dall’infanzia è stata vivace la passione per l’informatica che, passando per il diploma di ragioniere-programmatore e gli studi ancora in corso di ingegneria informatica, lo ha portato a Milano, per quasi cinque anni, per il lavoro in IBM Italia.

Si e’ sposato il 27 settembre 2003, nella chiesa parrocchiale di Pedavena, con Daniela Sartor, nata a Feltre (BL) il 25 febbraio 1978 e, per cominciare questa esperienza nel migliore dei modi, è tornato alle terre natìe. Si attendono sviluppi…



Bibliografia

Archivio parrocchiale di Cassana

U. Formentini, Luna-Boron- Veleia in Studi Veleiati, Atti e Memorie del 1 Convegno di Studi Storici e Archeologici, Piacenza-Velleia, 29-30 maggio 1954, a cura dell’E:P:T: di Piacenza, 1955, pp. 189-196

G. Bellini, Itinerari romani nella Liguria orientale. Istituto internazionale di studi liguri, Bordighera.

Enzo Bernardini, La Preistoria in Liguria, 1977, Sagep Editrice, Genova

Lions International ( a cura di ) Profili turistici di zone e località liguri e piemontesi

Placido Tomaini, La vallata di Cassana,"tecniche nuove"

Milano

La Valle dei Borghi Rotondi, a cura dell’ APT, La Spezia

Enciclopedia europea, vol.III, per la voce "Crociate"

Livet e Mousnier,storia d’ Europa, vol.2, Il Medioevo

Genova e La Liguria nella storia, vol. I, Valenti Editore